Contenuto principale

Le codificazioni sull'Olio di Oliva

Confusione codificata sulla ‘qualità’ dell’olio di oliva.
Come si orientano i consumatori e gli operatori Horeca per garantirsi una qualità vera.
 (Leggete la nota aggiuntiva in calce all'articolo)

 Lo avevamo scritto oltre un decennio fa, che la Doc, la Dop, o la Igp, non avrebbero salvato i produttori (olivicoltori e vitivinicoltori), gli operatori Horeca, né tantomeno i finali consumatori, da potenziali confusioni.

In Italia, purtroppo, le codificazioni di legge, non servono un granché, complici anche gli ‘avventurieri’ insipienti che alloggiano nelle istituzioni locali (Ue, Enti statali, Comuni, Province e Regioni) che anziché consigliare attività promozionali a favore di uno specifico marchio, riferito ad un cru, o ad una piccola zona, hanno voluto far entrare tutto e tutti nel calderone della Denominazione d'Origine Protetta. Complice la Ue, è stato affidato ai cosidetti  'panel' , a degustatori improvvisati, a burocrati riabilitati per la bisogna, la soprintendenza delle varie operazioni, che secondo loro, sarebbero bastate per far decollare il settore, nobilitandolo e rassicuando il consumatore. Assistiamo invece ad una generalizzazione delle Dop, in fatto di olio, dimodoché i consumatori finali (comprendiamo tra questi gli operatori dell’ospitalità a tavola) non hanno un vero parametro per giudicare una qualità, una tipicità e quindi un esatto rapporto tra costo e valore reale del prodotto imbottigliato.
Si parla, e questa volta non a sproposito, di eterni conti in rosso per quanto riguarda la bilancia commerciale riferita all’export-import dell’olio di oliva.
Si scrive anche, su autorevoli testate specializzate di economia agricola e agroalimentare che il «mercato interno ridimensiona il boom» per quanto riguarda l’olio biologico, e spesso solo presunto tale.

Tutto ciò a dimostrazione che non è ciò che appare in etichetta, seguendo pari pari le codificazioni di legge, garantisce il livello qualitativo dell'olio di oliva.
Il valore organolettico, con le relative gratificazioni sensoriali, non si può affidare solo alle virtualità delle teorie codificate per legge.
Immaginate, amici lettori telematici, che l’olio, presumibilmente di ‘qualità garantita’, posto sotto l’ombrello delle Dop, che, salvo aggiornamenti dell’ultima ora, sono arrivate a 30, rappresenta solo il 2,5% del mercato globale dell’extravergine, fatturando poco più di 16 milioni di euro, il fatturato di una sola azienda vitivinicola, medio-alta.
Non parliamo dei prezzi, che sono un'ulteriore confusione, visto che sui display della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) il consumatore, non esperto, né smaliziato, non sa che ‘pesci prendere’, ovvero non sa a quale etichetta riporre la propria fiducia.

L’indagine dell’Osservatorio Internazionale Food & Beverage (OIFB) ha riguardato oltre 50 punti vendita in tutta Italia. Primo elemento che salta evidente è che più ci si allontana dalle zone vocate alla produzione, (di qualità e non) e più il prezzo tenta di salire verso l’alto, con differenze macroscopiche se si raffrontano alcuni prezzi: Ad esempio un Extravergine, della Regione o della zona dove si produce, ha un prezzo di 4,7 €, mentre raggiunge i 7,5 € lontano dalla zona d’origine o presunta tale.
I prezzi più alti che abbiamo trovato sono riferiti a due oli emblematici di una supposta immagine e qualità relativa. Ad esempio un Olio del Garda (Dop e Biologico) viene venduto a 20,73 € (equivalente a 40.130 delle vecchie Lire). Altri oli di zone vocate (Dop e Biologico) con identico valore organolettico, viene venduto a 11,78 € (equivalente a 22.809 Lire). Un Toscano IGT, risultato di ottima qualità, con ‘private label’ (etichetta firmata con nome dell’azienda distributrice) venduto a 13,32 € (equivalenti a 25.791). Ma la sorpresa ci viene da alcuni oli Extravergini di buona qualità, anche biologici, il cui prezzo medio si aggira tra i 5,79 e i 6,65 euro: in media intorno alle 12.000 lire.

Nelle prossime selezioni cercheremo, per la sezione Guide Food, di testare un certo numero di etichette tra quelle reperibili nei vari punti vendita (GDO, Cash and Carry, negozi specializzati ed enoteche). Si sappia, comunque, che l’olio di oliva biologico, rappresenta per ora solo l’1% dell’extravergine prodotto o commercializzato. L’Italia, per decenni detentrice della maggior produzione di olio al mondo, con una media di 480.000 tonnellate, seguita da Spagna e Grecia, da qualche anno viene superata dalla Spagna che, ad esempio, nell’ultima stagione (2003-2004) ha prodotto oltre 13 milioni di quintali di olio di oliva, contro i 6 milioni prodotti in Italia. La Spagna, che nel frattempo, sta migliorando, in parte, la qualità di alcuni suoi oli, riferiti a zone particolari, tipo di cultivar utilizzate, e sistema di lavorazione, sarà d’ora in poi detentrice di ogni primato, almeno a livello di valore/volumi.
Ad esempio per la stagione 2002/2003 l’Italia, con la vendita dell’olio certificate con i bollini delle 25 DOP, ha realizzato un fatturato di poco meno di 16 milioni di Euro, mentre la Spagna con le sue 9 DOP ha raggiunto un fatturato superiore di tre volte rispetto all’Italia.
Se con maccheronico proclama, diciamo che ‘mala tempora currunt’ lo è solo per i poveri consumatori, che, come accennato all’inizio, non sanno proprio che pesci prendere.
E pensare che in Puglia singole realtà aziendali olivicole (associate), che producono elevati volumi (fino a 18 mila quintali di olio), ora tentano - riuscendoci in gran parte - anche di investire sul valore, con riferimento alla qualità prodotta. L'OIFB seguirà da vicino l’iter mercantile e vi terremo informati.

NOTA AGGIUNTIVA:
Dopo la severa indagine di qualche anno fa, ora, in pieno 2008, le cose non sono molto cambiate...anche perché si possono trovare alcune etichette di olio di oliva extravergine, venduto a 4 o 5 €.  Si tratta di olio di  oliva non 'falso', non mistificato da diaboliche concertazioni tra malefici maghi di campagna, ma semplicemente sono il risultato di una  miscelazione di vari oli di oliva, con qualche grado di verginità, di annate diverse, rastrellati dalle aziende olearie nei magazzini dei contadini olivicoltori che non sono riusciti a vendere tutta la loro produzione, o da lontani lidi mediterranei. Si mescolano infatti per recuperare una materia prima, comunque ancora 'preziosa' anche se non di buon livello organolettico, tipi di olio di diversa provenienza e soprattutto, alcuni leggermente degradati per via del tempo trascorso.
L'olio, naturalmente, non è pericoloso, né tantomeno un 'mostro' biologico che potrebbe incidere negativamente nel nostro organismo, poiché ciò che conta, purtroppo, è solo il contenuto in oleina...giacché le peculiarità che fanno di un olio di alta qualità sono state azzerate o modificate dal tempo che incide negavivamente sulla qualità di partenza di un olio anche prezioso.