Contenuto principale

CALICE FIRMATO RASTAL PER DEGUSTARE CON PIU' PROFESSIONALITA' E ALTO PIACERE LA GRAPPA

UN 'TESORO' DI CALICE FIRMATO RASTAL PER DEGUSTARE CON PIU' PROFESSIONALITA'  E ALTO PIACERE IL DISTILLATO PRINCIPE DEL 'MADE IN ITALY': LA GRAPPA

I distillati in genere, dovrebbero essere classificati per tipologie d’origine, partendo cioè dalla materia prima dalla quale, dopo la distillazione, si elabora, con diversi accorgimenti, il prodotto finito che giungerà nel calice del consumatore finale.
(Le ombre delle sagome del calice Rastal per la grappa) 
Si parlava, fino a qualche anno fa della fidelizzazione del cliente verso un tipo o l’altro di distillato, con la propensione soggettiva, a scegliere, o meglio a preferire questo o quel distillato. Possiamo limitarci a suggerirne qualche tipologia, per non dover affrontare il panorama delle ‘specialità distillate’,  complesso e numericamente impossibile, anche solo da accennare. Ci  vorrebbero centinaia di pagine, per non essere tacciati di approssimazione o campanilismo se ci limitassimo ad elencare quei pochi distillati resi famosi, oltre che dai numeri, dalle posizioni conquistate sul mercato e dalla invadenza mediatica di disinvolti comunicatori. Certamente, i distillati in genere stanno subendo, da qualche anno, una certa stagnazione nei consumi, e fatti salvi, alcuni whisky, qualche tipo di rum, qualche Calvados o il Cognac, non si vede un futuro fatto di grandi numeri, anche se alti e bassi possono coinvolgere le tipologie più consumate e affermate nel mondo.

Non è il nostro un saggio sui distillati prodotti nel mondo o in una singola ‘patria’, ma un semplice testo  per cercare di individuare il ‘plus’ che potrebbe essere il più indicato per promuovere l’immagine, oltre che il consumo, del distillato più rappresentativo del made in Italy, che  nessuno potrà imitare, almeno nel nome codificato e protetto per legge: intendiamo parlare della GRAPPA.. Ho vivo il ricordo, di quando, qualche decennio fa, mi interessavo, per antica amicizia e anche per dovere professionale, della Grappa trentina, che era stata un po’ ‘offuscata’ nei decenni passati da una errata comunicazione che posizionava la grappa, come un distillato per gente rude e forte, per montanari, ingentiliti magari dalla foggia alpina dei loro equipaggiamenti, a partire dal cappello grigio verde, alla penna, e soprattutto dall’immagine maschia dei rubizzi montanari trentini.
(Questo era uno dei 'calici' nei quali veniva servita la grappa, proprio nelle zone classiche del distillato)
Organizzai, forse era la prima volta che succedeva, una serata nel cuore della Milano bene, che aveva come tema: ‘LA GRAPPA IN SALOTTTO…A MILANO’, alla quale parteciparono una quarantina di giornalisti delle stampa nazionale, e alcuni relatori  trentini, legati alla grappa come ricercatori, come produttori o come esperti in materia.
Una ‘prima volta’ che fu antesignana degli sviluppi che in seguito avrebbero avuto i distillati di vinaccia o di mosto fresco. Due tipologie di distillato che ben presto, abbandonato l’antico, severo vestito di razione forte, per stomaci forti e culture affini alle civiltà che avevano dato vita alle prime distillazioni delle vinacce, si sarebbero imposte, o avrebbero tentato di imporle verso target, oltre che variegati, anche più esigenti dal punto di vista delle risposte organolettiche di ogni specifico prodotto.
Ricordo quando Bepi Tosolini, guardando le sue botti, di grappa vecchia maniera, ipotizzava la fine di una cultura che s’era andata consolidando per più di qualche secolo e che ora necessitava di un ripensamento nella produzione dei distillati di vinacce o di mostro fresco. Scrissi - se non ricordo male si era alla metà degli anni settanta - un pezzo dedicato proprio al patriarca della grappa friulana. Traggo con un po’ di nostalgia, ora che il grande Bepi  Tosolini non c’è più, alcuni paragrafi dal mio pezzo scritto per Capital, e li  propongo per ricordarmi che tanto merito, per l’opera di ‘modernizzazione’ della grappa, va anche al Patriarca, che definii ‘il grande distillatore delle grappe friulane’.
(Un'idea della piccola coppa del calice Rastal, che presenta un forte restringimento nella parte alta)
<<Eravamo abituati ad immaginare la grappa come un distillato forte, per grandi bevitori, una razione di alcool che dava calore ed ebbrezza ma che raramente faceva sognare. In realtà la grappa come la si intende, anche quella di migliore qualità, ottenuta per distillazione da vinacce fresche o parzialmente esauste era frutto di varianti non sempre governabili dall'uomo o comunque non facilmente riconducibili ad una codificazione. Troppi i fattori mutevoli, la materia prima, il tipo di distillazione, la maturazione, le proposte per un mercato di consumatori che si facevano esigenti e sempre meno appagati dalla pura razione d'alcool e che al contrario cercavano emozioni nuove, gratificanti. Ecco allora spuntare come funghi, nel firmamento delle grappe, distillati di monovitigno, grappe bianche incolori e con tenue colorazioni lignee, però non tutte all'altezza dei livelli qualitativi sperati, mentre alcune etichette erano di rara pregevolezza...Bepi Tosolini, grande patriarca degli alambicchi, in segrete sperimentazioni si lascia affascinare dai tini di frassino...e si avventura, primo tra tutti, nella grande impresa di rendere liquidi, oltre all‘anima, il carattere, la forza, i profumi e i sapori soavi dell'uva>>.

I produttori, di là delle pur pregevoli grappe di vinacce, basti pensare al miracolo della ‘Solera’ di Segnana, simbolo della qualità massima delle grappe trentine,  si avventurano nell’opera di nobilitazione del distillato che è simbolo del ‘Made in Italy’, per quanto riguarda i prodotti ottenuti dal magico intervento dell’alambicco. Si adottano nuove strategie non solo scegliendo una materia prima sempre più nobile e ‘fresca’, ma anche apportando novità estetiche nel design, nel packaging e nell’intero abbigliaggio, di bottiglie sofisticate come forma e materiali. Fino a qualche decina di anni fa la grappa era servita in contenitori di vetro pesante e di forma certamente non ideale per esaltare al massimo le caratteristiche specifiche di alcune grappe.  Sarebbe più giusto dire che le grappe, ‘vecchia maniera’,  avevano ben poco da esibire dal punto di vista sensoriale.

Oggi che molte etichette di grappa o di distillato di mosto, sono delle vere e proprie ‘chicche’, il contenitore nel quale proporle al cliente finale consumatore, non è più del tipo utilizzato un tempo per consumare il solito ‘grappino’, proposto a tutte le ore, specie in alcuni locali del Veneto, del Trentino, del Friuli, ma anche in altre zone dell’Italia Settentrionale. Ora anche il calice per la mescita è diventato un elemento determinante per promuovere non solo l’immagine del distillato, ma anche per esaltare le intime e segrete risposte sensoriali della quintessenza estratta da vinacce sempre più pregiate o da mosti, anche di monovitigno. (Nella foto, la forma tipica della 'coppa' del calice Rastal realizzato per servire il distillato che si esalta in tutti i parametri sensoriali: vista, olfatto e gusto)
Rastal, la celebre azienda tedesca, leader mondiale nella produzione di calici e contenitori per birra, da tempo si sta cimentando con una serie di linee di calici per il vino, alcuni di rara bellezza estetica, con un design moderno e funzionale, che stanno riscotendo  successi in tutto il mondo.
Per la grappa, i designer della Rastal, con i tecnici  di una delle loro vetrerie hanno studiato per la grappa un calice tutto speciale. Vari test di prova hanno permesso di realizzare il massimo per esaltare il nobile distillato italiano. Un calice con stelo e ‘campana’ realizzati in unico pezzo e non saldati tra loro, sono di forma particolare, studiata per far esprimere il massimo al distillato che ha nel calice Rastal un partner ideale per esaltare ogni sensazione: visiva, olfattiva  e gustativa...e volendo anche tattile.