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LA MONTINA

Prefazione ...al servizio sull’Azienda “La Montina’ decisa dall'autore, anche per testimoniare che quel che scrive, pensa o dice, può essere anche criticato, in questo caso fa valere  il detto: "Verba volant, scripta manent"

Non sempre, anzi mai, redigo o faccio redigere una lunga prefazione, ma trattandosi di una 'terra lombarda' che dà eccellenti frutti in vigna e in cantina la amo come quella 'amicale' del Trentino enoico. Pur nuova a certe cronache per  molte penne italiche, che hanno il modernismo o la contestazione come guida, tuttavia la Franciacorta, oltre che sulle pagine di alcuni antichi tomi, è da qualche decennio sulle pagine e nel mio bagaglio di ricordi con qualche non voluta dimenticanza, ma con cenni di tanta cronaca anche sofferta, e per timida gelosia delle mie personali emozioni provate sul campo, in giro per il mondo,  non sempre trascritta ufficialmente, oltre che sui media, anche sulle pagine di qualche mio brogliaccio, ormai stinte e a volte indecifrabili. Ora ho deciso di sfogliare i ricordi, gli appunti e i tanti ritagli di giornali, che a mia firma e dei miei collaboratori, informarono, senza supponenza premeditata ma solo come severi cronisti del tempo...ed anche con tanto rispetto e amore per chi fatica, sperando in buone stagion,i in vigna e in cantina.

(Sotto:  uno dei tanti ritagli di quotidiani a firma AQL)

Ora senza tante formule, catturo dalla 'mia memoria'  che è più sana del mio fisico di ottantenne che ancora si sbraccia e si arrovella per tirar dritto e cercare il meglio dal personale magazzino del sapere, i fogli non trascritti sempre o solo sulla carta ma spesso incisi permanentemente nel personale bagaglio cerebrale per poter dire la mia sui fatti accaduti e memorizzati lasciandone traccia per le future stagioni. Ne avevo ben donde di ritenermi affidabile, seppure un po' 'innamorato' di questa terra, delle vigne che ospita e soprattutto degli uomini e le aziende che si son  dati da fare per rendere arte  sublime il loro lavoro in vigna e cantina, tanto da meritare elogi e non ruffiane considerazioni o acidi o qualunquisti giudizi da chi, per gelosia, forse, non  amava discettare sugli elogi conquistati, meritandoli, dalla stampa nostrana o internazionale. Per aver credito anche dagli scettici, o che poco sanno di noi, ricordo che oltre ad aver diretto una casa editrice, feci  poi  consulenza per un’agenzia di grido per comunicare fatti, storie, accadimenti e strategie o comunicazione di marketing, per finire poi a fondare e dirigere testate specializzate fino a diventarne, di alcune, l'editore.

(Nell'immagine il ritaglio di due delle sei pagine da me dedicate alla Franciacorta in un media importante del settore Food&Beverage, redatto alcuni decenni fa...Scripta manent, verba volant)

Sul vino, del vino, e delle altre voci merceologiche, (avrei scritto in futuro, centinaia di articoli e servizi speciali sui media del settore ed anche in alcuni quotidiani)  iniziai ad interessarmi fin da quando ancora facente parte di uno stormo della Nato nel Nord Italia nei primi anni '50, e precisamente ad Aviano, avevo avuto la fortuna di conoscere da vicino i 'veri grandi vini italian'i, che non fossero solo riferiti ai più celebri e spesso celebrati oltre misura, magari meritata, come il Chianti, o il Brunello, il Barolo o alcuni grandi rossi che hanno fatto strada nel mondo degli ‘integralisti’ che acquistavano e parlavano, spesso a sproposito, solo dei vini ritenuti i migliori, ma solo quelli che erano consigliati e adulati da qualche canale della  nostra Tv e altri media cartacei. Furono proprio alcuni vini del Nord, specie bianchi che mi avevano intrigato mettendomi in confusione a causa delle mie errate convinzioni stabilitesi nel mio subconscio per la immatura mia giovinezza di vita ed anche per la mancanza di una profonda, severa e specifica cultura.

Poi trascorsi alcuni decenni, dopo essermi confrontato con più realtà vinicole italiche  e di altre patrie spesso lontane,  dovetti rivedere quelli che erano stati convincimenti personali non supportati da confronti sul campo, con le variegate esperienze che in seguito mi avrebbero confortato, sentendomi non solo più sicuro ma anche poter anche  pretendere che in alcuni campi, con riferimento alle varie merceologie alimentari, di essere credibile e soprattutto preparato giacché, ad esempio, per quanto concerne l’olivo e l’olio che si ricava dalle varie cultivar, fui tra i primi a cercare tutto lo scibile del mondo agricolo produttivo, industriale e commerciale, in giro per le terre che sono 'patrie' ideali di una fiorente olivicoltura. Poi ne scrissi molto, codificandone i termini, su questo prodotto mediterraneo che l’Italia ha saputo, specie negli ultimi decenni, imporlo come il massimo dell’eccellenza del 'Made in Italy' soprattutto per merito di alcuni produttori specializzati, con tanto di cultura, sapere e cognizioni, per dare una mano alla natura aiutandola a dare il meglio, con una perfezione senza pari.

(Nella foto: Mario Soldati mentre riceve
da AQL la macchina per scrivere
e l'attestato)

Ma dovendo parlare e scrivere, in questo caso di vino, cerco di riordinare il vissuto nella cronaca del tempo passato, ricordando ciò che dicevano alcuni soloni, o alcuni ‘specialisti’,  che hanno scritto cose belle e meritevoli di essere lette, o i tanti, che al contrario, scrivevano senza sapere né conoscere. ‘Penne’ più o meno illustri, promozionate spesso dalle testate che le ospitavano,  che non solo hanno scritto  ma anche straparlato, spesso senza aver visto una vigna, una cantina, né senza aver degustato con attenzione e discernimento più di qualche raro calice di determinate etichette. Trascrivo, valga come esempio, ciò che si leggeva in alcuni libri firmati da autori conosciuti, alcuni con mia compiaciuta amicizia, non solo come lettore di alcune loro opere. In questo caso, inizio ad accennare a Mario Soldati  per una discreta amicizia che mi legò a lui, non solo per aver letto gran parte dei suoi libri dandogliene testimonianza. Avevo conosciuto lo scrittore-regista alla Reggia vanvitelliana di Caserta, dove era ospitata la Scuola Militare Aeronautica che frequentavo come allievo dal 1949. Trovandomi in infermeria per un banale incidente, nel tardo pomeriggio di un certo giorno mi era venuto a trovare insieme ad Amedeo Nazzari protagonista del Film 'Donne e Briganti' che in parte era girato nella stessa Reggia casertana. In seguito lo incontrai ancora in altre occasioni,  alcune più recenti rispetto all’incontro casertano del 1950, come all’inaugurazione di uno dei primi Vinitaly di Verona a metà  degli anni ’60, quando le assegnai un riconoscimento per  'Lettere da Capri',  che alcuni anni prima aveva vinto il Premio Strega, regalandogli anche una macchina  per scrivere portatile Remington che in seguito, ogni volta che aveva problemi, gliela facevo rimettere a posto. Ci ritrovavammo alcune altre volte per bere un caffè e venne anche a trovarmi nella mia casa-studio di Milano. In quell'occasione discutemmo sulla mancanza nel suo libro “Vino al Vino”  di alcuni vini lombardi ottenuti da vigne del territorio franciacortino -  nel Bresciano - che avevano, almeno alcuni, una storia enologica ‘sfogliata’,  pagina per pagina, nell’arco di alcuni secoli, mentre lui accennava solo ad alcuni vini che non sono la storia più nobile, almeno attuale dell’enologia della Franciacorta, per merito di alcune aziende, protagoniste in vigna e cantina con le loro bollicine che sono l’eccellenza della nostra enologia. Però solo alcune, anche se le altre son pur valide e degne, sono vicine o quasi raggiungono le bollicine di classe che i Lunelli producono da sempre. Loro sono gli eredi di quel Bruno Lunelli ( il Patriarca della Famiglia) che, complice Giulio Ferrari, mise la prima pietra di una realtà che ha raggiunto,  spesso superando, i grandi della terra di Champagne. Dalle vigne trentine con etichetta FERRARI, gli eredi di Bruno Lunelli, infatti, hanno creato capolavori tanto da battersi ad armi pari con alcune delle grandi Maison de Champagne soprattutto con alcune etichette come Giulio Ferrari, spesso anche superandole nel prestigio internazionale.

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Ora bando alle mie ‘ciarle’, e trascrivo  il pezzo di Mario Soldati, che discussi con l'autore...che tratta 'di striscio' dei vini lombardi.

( “Il mio viaggio di assaggio alla ricerca di « qualche vino » genui­no si svolge come avevo previsto. Da mesi fuori casa, e tuttavia costretto a trascurare le Puglie, il Lazio, la Liguria, la Sardegna, Marche e Umbria, Emilia e Romagna, Friuli e Venezia Giulia, Abruzzi e Molise, Lucania, Calabria. Se avessi voluto assag­giare « qualche vino » in ciascuna di queste regioni, sarei an­cora in viaggio! e poiché nelle sei che ho visitato, non rinun­ciavo mai a, vino per vino, vedere veramente come stavano le cose in concreto, sono stato costretto ad assaggiare, qua e là, come capitava, disordinatamente: o piuttosto secondo un ordi­ne segreto, e a me stesso ignoto, che seguiva il capriccio degli incontri e la suggestione dei ricordi. Per quanto riguarda la Lombardia, l'imponenza e l'eccellenza del complesso enologico valtellinese mi ha obbligato a un sacrificio ancora piú grave: dovrò rinunciare, a parlare degli altri due complessi enologici lombardi appena meno importanti: i vini del Bresciano e i vini dell'Oltrepò Pavese. Dirò, del Bresciano, alcuni nomi: il Retico, il Cellatica, il Gussago, il Botticino, il Moniga e il Chiaretto del Garda, e in genere tutti i vini della Riviera del Garda e quelli detti della Franciacorta, che sono prodotti nelle colline a sud del Lago d'Iseo, con uve 80% un misto di Barbera, Berza­mino o Barzamino nostrano, Sangiovese; e 20% un misto di Malvasia e Vernaccia Bianca.” (Pagina 16 –del volume “Vino al Vino” di Mario Soldati – Mondadori – 1968 -)

Leggiamo qualche paragrafo tratto dal  volumetto- “Vini e piatti tipici regionali” a firma di tre autori: Saracco, Garberoglio, Zuccaro - Calderini Edagricole:
"La denominazione Terre di Franciacorta è legata ai tipi rosso, bianco, spumante (bianco, rosé).Il nome è di origine incerta; per alcuni Franciacorta è una corruzione di "franca curtis», espressione medioevale che indicherebbe una terra liberata dalle servitù tipiche di vassallaggio del diritto feudale; per altri sarebbe legata ad un periodo storico preciso cioè all'invasione di  Carlo D'Angiò che, venuto in Italia,avrebbe lasciato in questa località un presidio, il quale, dopo pochi giorni, fu aggredito dalla popolazione che liberò la terra. Da qui il nome di «Franca-Corte», che starebbe a significare «corto dominio». In epoche molto lontane, la zona era abitata dai Celti; in seguito sopravvennero i Romani che portarono con sé l'arte del coltivare la terra, e la vite in particolare. Circa i vitigni coltivati dai Romani e dai Benedettini non è dato di sapere, mancando la documentazione, però si ritiene che le uve vinificate nella zona siano d'origine piemontese, veneta ed emiliana. Il già citato Andrea Bacci scriveva che, nel Cinquecento, nella zona di Franciacorta si produce un vino così eccellente da essere preferito dai tedeschi rispetto agli altri prodotti nella regione. Il tipo rosso è un vino di una ventina di comuni nella provincia di Brescia e precisamente della zona collinare a sud del lago d'Iseo.
Ha colore rosso vivo con riflessi violacei, se giovane, mentre se invecchiato, come quello portante la menzione «vigna», rosso con riflessi granato. Presenta un profumo caratteristico di fruttato erbaceo che si modifica con l'invecchiamento; il suo sapore è di medio corpo, asciutto, vinoso ed armonico, e il suo minimo è di 11° e di un grado in più quello portante la menzione «vigna». È un vino apprezzato sia al primo anno, sia negli anni successivi.
Il bianco è prodotto nella stessa zona del vino descritto in precedenza. Ha colore paglierino con riflessi verdolini, con profumo delicato, caratteristico, il suo sapore è sapido, asciutto e morbido, armonico e la gradazione minima è di 11 ° e di 12° per il tipo portante la menzione «vigna». È un ottimo vino da aperitivo, soprattutto se frizzante. Due vini spumanti sono stati recentemente promossi DOCG nelle tipologie Franciacorta bianco e rosé. Il primo è di colore paglierino più o meno intenso con eventuali riflessi verdolini o dorati, all'olfatto presenta «bouquet» proprio della fermentazione in bottiglia, fine, gentile, ampio e composito. Nel sapore è sapido, fresco, fine, armonico e ha un grado minimo di 11,5. Della stessa gradazione è il tipo rosé, che ha un colore rosato più o meno intenso, un «bouquet» proprio della fermentazione in bottiglia, fine gentile, ampio e composito, nel sapore è sapido, fresco, fine e armonico."


Infine leggiamo alcuni paragrafi presi dai vari capitoli riferiti alla Franciacorta redatti dal più documentato autore sui fatti storici dedicati al vino e alla vite, soprattutto in Lombardia,  in "Tempus vendemmie" Volume di pag. 605 - di Gabriele Archetti - Edito da Fondazione Civiltà Bresciana. Quindi una prima affidabile documentazione del tempo…
"Una fonte importantissima, tuttavia, sia per la sua rarità che per le sue caratteristiche è stata di proposito tralasciata fino ad ora, dal momento che la sua struttura di documento amministrativo e di inventario patrimoniale richiedeva un esame separato. Si tratta del «polittico» di S. Giulia, il più lungo e rilevante tra i polittici del regno italico dei secoli IX e X, sia per la precocità della sua redazione, sia per la grande ricchezza di informazioni che offre su un complesso di unità patrimoniali che economicamente e socialmente rientrano in quello che tradizionalmente viene chiamato «sistema curtense». Pubblicato da Gianfranco Pasquali - a cui si devono anche gli studi più mirati al riguardo - il polittico o inventario di terre è databile all'ultimo quarto del IX secolo e descrive elencandole 94 proprietà del monastero, il grosso delle quali rientra nei territori bresciano, cremonese, mantovano e bergamasco, e di cui 70 hanno un'articolazione tipicamente curtense.
Non è questo il luogo per studiare la complessa organizzazione del patrimonio giuliano ( nota: si riferisce all’inventario dei documenti del Monastero di  Santa Giulia in Brescia ) così come si presenta nel polittico, peraltro oggetto di non poche incursioni da parte degli storici, ma di dare uno sguardo a quelle zone in cui la coltura della vite si distingue rispetto alle altre coltivazioni sia per i livelli produttivi che per l'ampiezza degli spazi vitati. È interessante subito notare che dell'ottantina di tuner e curticellae descritte nell'inventario di S. Giulia, almeno sette (o otto) sono poste tra il Mella e l'Oglio, cioè nell'area collinare che in seguito prenderà il nome di Franciacorta, dove le superfici vitate raggiungevano mediamente un'estensione superiore al doppio rispetto a quella delle altre zone registrate. Infatti, se a fatica la vite giungeva ad occupare il 3% delle aree coltivate, nelle corti franciacortine di «Brazago», «Grillano», Timoline, «Canelle», Borgonato, Iseo, Castegnato (e forse Cellatica) le vigne superavano abbondantemente i17% dei coltivi, registrando al contrario una produzione cerealicola insufficiente in alcune di queste aree. Dalla stima inoltre, sia pure meramente indicativa, delle eccedenze produttive vinarie ricavate dal dominico e dal massaricio, risulta che queste erano superiori di quasi il 40% al fabbisogno e ai consumi giornalieri di prebendari e lavoratori rurali impiegati in quelle corti59. Tali proprietà fondiarie, tra pars dominica (le parti gestite direttamente dal cenobio attraverso propri amministratori) e massaricium (le parti o sortes concesse in «affitto»), rendevano più di 600 anfore di vino all'anno (circa 160 ettolitri), vale a dire quasi la metà del vino prodotto sul dominico delle cinquanta corti lombarde tenute dal monastero.

Altro discorso è quello invece delle zone ad alta vocazione viticola individuate nel territorio collinare compreso tra Brescia e Bergamo: Valcalepio e Franciacorta in particolare. In generale, però, si può riscontrare una certa uniformità di diffusione della vite in tutta questa zona, compresa la parte orientale del Bresciano in direzione del lago di Garda, dove le condizioni pedologiche e climatiche risultano essere favorevoli alla sua coltivazione. Questo non significa che la vite non fosse coltivata anche altrove, nella bassa pianura, lungo le riviere dei fiumi e in zone poco favorevoli come quelle montane, ma soltanto che vi erano zone dove la vite si presentava come una coltura rilevante anche se confrontata con l'arativo.
È il caso della Franciacorta che, grazie ai dati ricavati dall'esame del polittico - ma una più ampia conferma si avrà dalla documentazione dei secoli dopo il Mille -, si presenta fin dal secolo IX come uno dei territori a più alta vocazione viticola della Lombardia. La scelta del luogo non fu casuale, ma il risultato di un riscontro empirico preciso che trova oggi, attraverso le moderne carte pedologiche e gli studi di zonazione territoriale, una singolare quanto importante conferma. Non solo, ma il confronto tra 1'ubicazione delle corti franciacortine e i risultati delle ricerche geomorfologiche, mostra come i poderi giuliani, e poi quelli di altri enti, fossero ubicati in zone con terreni fluvioglaciali o a depositi fini profondi e ricchi di argilla (ad esempio, Cellatica, Gussago, Rodengo, Ome, Timoline, Adro, Coccaglio), in cui la potenzialità vegetativa della vite era molto alta e la produttività più elevata per maggiore peso e numero di grappoli. Al contrario nelle zone dove prevale il morenico sottile, con minori potenzialità produttive per la presenza di un substrato sabbioso-limoso facilmente permeabile nel periodo estivo, non troviamo affatto la presenza di vigne (ad esempio, Fantecolo, Monterotondo, Borgonato, Provaglio) e, anche nel tardo medioevo, non verifica la presenza di vigneti in  coltura specializzata, bensì in promiscuità con altre coltivazioni. D'altra parte, proprio in questa realtà viticola privilegiata, la tesi secondo cui le vigne altomedievali, solitamente di piccola e piccolissima estensione, avrebbero assunto la forma della clausura`, del podere cioè chiuso tutt'intorno da una siepe, divenendone anzi spesso sinonimo, rappresenta solo una tipologia dei modi di coltivazione. Infatti, se erano senza dubbio numerose le piccole vigne cintate, come quella «terra closotiva, quae est vitata» di sole 34 tavole acquistata dal monastero di Rodengo a Comezzano, e le pecie vineate coltivate dai manenti di S. Giulia erano solitamente di modesta estensione, non mancano però vigneti di più ampie dimensioni, come nel caso di quelli del dominico gestiti direttamente dal cenobio femminile nelle corti di Iseo o di Timoline. Questo ci consente di fare due considerazioni: da una parte, che nelle aziende curtensi della Franciacorta la coltura della vite occupava un peso notevole nell'economia del 'dominico', superiore talvolta a quella del seminativo, e tali da configurarsi come vere e proprie colture specializzate, e dall’altra che i coloni dipendenti quando non dovevano versare la metà della produzione di vino, erano obbligati a pesanti corvées sui terreni a vite della corte monastica…”

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Torno alla mia cronaca e dico subito - e mi permetto di dire sentenziando - che dopo i miei primi incontri di alcuni decenni fa, con i calici di alcune prestigiose aziende franciacortine, come Bellavista, Uberti ed altre, ho scoperto nel tempo , e non casualmente, alcune etichette di ‘bollicine’ firmate “La Montina” sulla quale oggi con VISION-OIFB abbiamo deciso di farne la cronaca, oltre che su questo storico portale " OIFB.COM " attivo da oltre sette anni. Sarà interessante la sinergia del doppio impegno giacché seguiremo, quando e dove saraà possibile, con le immagini in movimento del nostro "TV WEb-CHANNEL"
Mi convinsi già allora che quella terra e quelle vigne, avrebbero fatto scrivere pagine bellissime.  I Bozza, che definisco "Signori di Franciacorta" o del Franciacorta, hanno la soddisfazione di aver progettato - con impegno e investimento - alcune prestigiose etichette delle  loro  'bollicine' 'che traggono dalle vigne e dalla loro cantina in quel di Monticelli Brusati. Gli uomini, l'Azienda e i loro prodostti, saranno protagonisti nel mondo negli anni a venire per la perfezione di alcuni capolavori  che si possono confrontare con i grandi cru delle più celebri Maison de Champagne.

Purtroppo anche in altri volumi, spesso anche semiufficiali, poco si tratta di queste preziosità vinali. Diranno i critici che la gloria dei vini di Franciacorta ( specie per le bollicine ) è gloria ‘attuale’, che comunque dovrebbe cancellare  l’oblio di altri autori distratti  che si limitano, spesso a straparlare, solo o preminentemente della gloria dei grandi rossi di Piemonte o Toscana.
Alcune delle etichette firmate La Montina sono di una qualità eccelsa. Le abbiamo degustate nel nostro 'Spazio Test' con alcuni ‘sofisticati e giustamente presuntuosi', oltre che esperti,  bevitori di Grandi vini, di Champagne e via dicendo. Una ad una le descriveremo in una prossima puntata, ora ci limitiamo a dar spazio ad alcune notizie di cronaca  ufficiale che parlano de La Montina, delle vigne, della Cantina e accenniamo ad alcuni vini che nascono dalle vigne che i Bozza tengono in quel di Monticelli Brusati.

Ora andiamo al sodo trascrivendo una breve biografia e i dati di questa
realtà franciacortina che fa onore al Made in Italy e alla civiltà


Tenute La Montina: vent’anni di Franciacorta con passione.

Di padre in figlio

Le Tenute La Montina si trovano a Monticelli Brusati (Bs), nell’estremo lembo Nord Orientale della Franciacorta, a ridosso di un ampio anfiteatro morenico, là dove  finiscono le strade carrozzabili e inizia la boscosa Valle Mugnina. Una zona naturalmente vocata alla coltivazione della vite, ricca di storia, di suggestioni paesaggistiche, di romantici echi.Le prime notizie su La Montina risalgono al 1620, quando proprietaria della casa padronale era una nobile famiglia bresciana facente capo a Benedetto Montini – avo di Papa Paolo VI – il cui cognome originò il toponimo Montina. Da allora questa piccola località che comprende, oltre le terre vitate, la collina retrostante, è denominata per l’appunto La Montina.


 

Passata di mano in mano nell’arco dei secoli, verso il 1970 la tenuta – in grave stato di abbandono - ospitava un convento di Suore Dorotee, che successivamente si sono trasferite in Valcamonica.Ad acquistarla, nel 1982, e a farla rinascere dalle ceneri di un passato centenario, sono stati Vittorio, Gian Carlo e Alberto Bozza che - fedeli alla tradizione enologica di famiglia - l’hanno riportata all’antico splendore e ne hanno fatto la sede delle Tenute La Montina, un’azienda che ha scritto la storia della moderna Franciacorta vitivinicola.
(Nella foto, Carlo, Vittorio, Alberto, Michele Bozza)

Oggi La Montina, assolutamente vocata alla produzione di Franciacorta, è una delle aziende più rappresentative e dinamiche della zona, qualificata e conosciuta sia a livello nazionale che internazionale e – con il logo La Montina per la cultura - è impegnata con passione in iniziative artistiche e culturali.
All’interno delle Tenute si trovano, oltre l’Azienda vinicola La Montina, la settecentesca Villa Baiana, il Museo di Arte Contemporanea in Franciacorta Remo Bianco, la Galleria d’arte e il Wine Shop.

La famiglia Bozza

Vittorio, Gian Carlo e Alberto Bozza sono fortemente radicati in Franciacorta e a Monticelli Brusati, dove la loro famiglia ha origine ed  è menzionata come proprietaria di fondi e terreni fin dal Quattrocento. Gente di campagna, nel senso più vero e autentico del termine, che ha con la terra un legame profondo e ancestrale, la conosce, la rispetta, la coltiva da generazioni.

Gente che ama la terra e proprio dalla terra è voluta ripartire, negli anni Ottanta, per  lanciare la scommessa più audace, realizzare un grande, ambizioso, sogno:diventare protagonista di una realtà di assoluto valore che si stava affermando, quel “fenomeno Franciacorta” oggi codificato e riconosciuto fra i più dinamici e innovativi del panorama enologico internazionale. Una realtà in cui la famiglia Bozza crede fermamente e con cui, di pari passo, è cresciuta e si è affermata.

Era dunque il 1982 : tre dei sette fratelli Bozza, ovvero Gian Carlo, Vittorio e Alberto, acquistano la proprietà delle monache Dorotee in Contrada Baiana, 36 piò di terreno (circa 12 ettari) fra bosco e le vigne, con cascina e convento. Il loro obiettivo, produrre Franciacorta. (Nell'immagine sotto, la mappa delle varie vigne de La Montina)

I lavori nelle vigne (da cui vengono estirpate le vecchie viti, sostituite da Chardonnay, base ideale per i Franciacorta, Pinot nero e Pinot bianco) vanno di pari passo con la costruzione della cantina, completamente interrata nella collina e impercettibile dall’esterno, dove vengono scavate le gallerie di affinamento, la sala vinificazione, la barricaia. Ai primi terreni se ne aggiungono via via altri, fino a raggiungere i 72 ettari attuali, dislocati in 7 Comuni della Franciacorta.

Anche la cantina viene ampliata nel 2008 e oggi, nel suo complesso, ha una  capacità di stoccaggio di circa 3.000.000 di bottiglie e  si estende  per 7.450 m² sotterranei, il che garantisce tutto l’anno la minore escursione termica possibile (attorno ai 13°- 16°), condizione ottimale per la giusta maturazione dei Franciacorta.

Là dove erano le cascine dei mezzadri e le stalle, i fratelli Bozza ( a cui si è affiancato nel lavoro il figlio di Gian Carlo, Michele, Direttore Marketing e Commerciale) hanno dunque ricavato – con pazienti e progressivi lavori di ristrutturazione e ampliamento - la sede dell’azienda, da cui si accede direttamente alla cantina. (Foto sotto: La Bottaia)

In omaggio al territorio a cui si sentono profondamente legati, hanno deciso di far affrescare sulle pareti del grande salone d’ingresso gli stemmi dei 19 Comuni che in 25 km quadrati formano la Franciacorta. La sala degli stemmi e i saloni attigui diventano, in breve, lo scenario di incontri culturali e conviviali, in cui arte, cibo, vino, si intrecciano e si fondono, seguendo un’altra eco del loro passato, di cui si impegnano a raccogliere il testimone. Convivialità, accoglienza, arte del cucinare fanno infatti parte del loro DNA: dall’800, infatti, la famiglia Bozza è proprietaria e anima della Trattoria di Monticelli Brusati, proprio accanto al Municipio (di cui nonno Giovanni era stato Sindaco). Luogo in cui si gustavano i piatti saporiti della cucina contadina del territorio, si mesceva il vino, ma soprattutto ci si ritrovava con gli amici. Qui Gian Carlo, Vittorio e Alberto sono stati cresciuti nel rispetto degli altri, nell’amore per la terra e per il lavoro, nel gusto della convivialità, nel piacere del buon vino e del buon cibo dai genitori, Fioravante e Vittoria Gaia, che tutti in paese amavano e rispettavano e chiamavano Fiore e Gina (Sotto nella foto).


Fiore è un abile commerciante di prodotti agricoli, vino, bevande e crea per un gruppo nutrito di circa 300 contadini della zona una rete di servizi assolutamente all’avanguardia per i tempi. Gina è una cuoca eccellente, e dal grande cuore, braccia e anima della Trattoria “ i Marchì”, dal soprannome che – come tutte le famiglie del paese- avevano i Bozza.
E proprio raccogliendo  il testimone di  nonna Gina, ecco che nel 1989 Gian Carlo, Vittorio e Alberto si sono lanciati in una nuova, impegnativa, avventura: far rinascere dai ruderi del Convento delle Dorotee, attiguo alla sede dell’azienda, Villa Baiana, luogo deputato all’accoglienza e alla convivialità.

Una Squadra formidabile al servizio del 'Successo'

Le nuove bottiglie  delle Tenute La Montina
vestono lo smoking per celebrare il Ventennale

Il 2010 è per le Tenute La Montina una data importante: una nuova fase della storia iniziata nel 1987 con la prima vendemmia commercializzata nel 1990, per giungere a quella del Ventennale 2007, in degustazione dal 2010.
Per celebrare le prime 20 vendemmie, la famiglia Bozza ha rinnovato non solo l’immagine grafica aziendale, ma anche il design delle bottiglie nei formati Classico, Magnum e Jeroboam. La nuova immagine è stata creata dall’artista Paolo Menon, membro del Museo della Permanente di Milano, noto per la sua passione e conoscenza del mondo dell’enologia, che ha interpretato con sensibilità lo stile di oggi dell’azienda.

Gli elementi sculturali della nuova bottiglia esprimono da subito eleganza e austerità: dalle linee sinuose dell’ampolla, il lungo collo riceve alla base un cammeo fuso nel vetro, raffigurante due leoni che reggono una tiara. L’altorilievo intende fondere simbolicamente la cultura bresciana del territorio rappresentato dal leone dell’antica Brixia fidelis (motto blasonato della città di Brescia), all’orgoglio leonino de La Montina radicata nella seicentesca tenuta di campagna bresciana appartenuta a Benedetto Montini – avo di Papa Paolo VI – da cui inoltre prese  nome  la collina retrostante.
Altro elemento di seduzione visiva – altrettanto importante nel suggellare i gesti creativi da dedicare a un vino – è l’etichetta che s’incastona nella nicchia in bassorilievo.
Ogni etichetta è stata declinata nei sei colori che contraddistinguono le altrettante tipologie dei Franciacorta La Montina: il color avorio per i Brut, l’oro per i Brut Millesimato Aurum, l’argento per i Brut Satèn Argens, il verde per gli Extra Brut, il rosa melograno nelle versioni Rosé Demi Sec (bottiglia nera) e Rosé Extra Brut Rosatum (bottiglia trasparente), per concludere con l’etichetta di colore nero, logo in oro per denominare le Vintage, le grandi Pas Dosé Riserva, orgoglio di famiglia.


Non da ultimo, una piccola raffinatezza grafica: il nuovo logo riportato sulle etichette riprende la storica “M”, in omaggio alla continuità con il carattere tipografico che l’azienda ha utilizzato fino al 2010.

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La Montina e i suoi vini

Le Tenute La Montina si sviluppano su di una superficie vitata di circa 72 ettari, dislocati in 7 Comuni della Franciacorta. Vigneti, con giacitura preminentemente collinare, impiantati su terreni calcarei e limo-argillosi con una resa  circa di 100 quintali per ettaro con densità di 5.400/7.000 ceppi per ettaro. La produzione media è di 450.000  bottiglie annue.
(Nella foto: una catasta di bottiglie in 'maturazione'.

I Franciacorta La Montina vengono prodotti seguendo le rigide norme del Disciplinare del Consorzio Vini Franciacorta di cui fa parte, e che sono le più restrittive a livello mondiale per quanto riguarda il Metodo classico. Norme rigide per ottenere dei vini di assoluta qualità. Il Metodo di produzione dei Franciacorta prevede l’impiego di vitigni nobili (solo uve bianche di Chardonnay e di Pinot Bianco e uve rosse di Pinot Nero) e prescrive esclusivamente la raccolta manuale delle uve in cassette della capacità di 18/20 kg.  Sua caratteristica, è la rifermentazione naturale in bottiglia e la successiva lenta maturazione e affinamento sui lieviti, non inferiore ai 18 mesi per le basi, 30 per i millesimati e ben 60 mesi per le riserve. (Foto sotto, uno scorcio del Vigneto Rubin)

La vendemmia, fatta manualmente cadenzando i tempi di maturazione delle uve, ha inizio attorno alla metà agosto, il che permette il mantenimento di un’elevata acidità.Al fine di ottenere la massima qualità delle rese durante la pigiatura delle uve, Gian Carlo Bozza e lo staff di cantina hanno maturato già nel 1999, la scelta di introdurre per la pressatura, il Torchio Verticale Marmonier. (Nella foto sotto)


Costruito in Franciacorta grazie al supporto di artigiani amici della cantina: ad oggi, è uno dei rarissimi presenti in Italia e soltanto uno dei due disponibili in Franciacorta. Questa pressa meccanica sfrutta un’ampiezza del vaso pari a 3 m di diametro e l’altezza limitata di soli 120 cm, per ridurre il tempo di deflusso del mosto e consentire una spremitura molto soffice, senza frantumazione delle bucce, con una resa del 35%- 40% (mosto fiore). La pressatura soffice permette all’acino d’uva di mantenere intatte tutte le qualità organolettiche, che andrebbero in buona parte perse con una pressatura violenta e traumatica.

L’intera area destinata alle spremiture è stata posta sopra la sala vinificazione, in modo tale da poter sfruttare la caduta dei mosti per gravità, eliminando l’utilizzo delle pompe.
I mosti a loro volta sono suddivisi in vasche d’acciaio o barrique, secondo la tipologia di uva, pigiatura, ed il vigneto di provenienza.A 7 mesi circa dalla vendemmia i vini base, attentamente selezionati, vengono messi in bottiglia per il tiraggio, operazione che consente - grazie all’aggiunta di zucchero e lieviti - di dare il via alla fermentazione naturale in bottiglia. Le bottiglie, una volta tappate ermeticamente, vengono accatastate manualmente nelle gallerie e messe a riposare. Nella penombra e nel silenzio delle gallerie inizia la fermentazione, durante la quale gli zuccheri si trasformano in alcol e anidride carbonica, creando le minuscole bollicine, tratto inconfondibile del Franciacorta.

Dopo una lunga fase di maturazione sui lieviti, non inferiore ai 18 mesi (i Satèn e i Rosé non millesimati i tempi si allungano fino a 24 mesi, per i Millesimati  almeno fino a 30 mesi e per  le Riserva a 60 mesi), ecco il remuage, fatto manualmente per far defluire dolcemente i sedimenti verso il tappo e procedere quindi alla loro espulsione, ovvero alla sboccatura. Operazione di grande fascino e prerogativa del Metodo Classico, la sboccatura era un tempo legata all’abilità e destrezza del cantiniere, che toglieva con una rapida mossa il tappo, con l’intento di perdere la minor quantità di vino;rabboccava la bottiglia e la tappava definitivamente. Oggi, grazie al supporto di macchinari, il collo della bottiglia viene immerso in una soluzione refrigerante a -28°, congelando i sedimenti e facilitandone l’espulsione senza perdita di vino. Ancora oggi nelle Tenute La Montina, la sboccatura manuale eseguita a mo’ di dimostrazione viene eseguita per il piacere degli  ospiti che visitano la cantina. A questo punto viene aggiunta la liqueur, sciroppo composto da vino selezionato e zucchero in quantità variabile, che a secondo del dosaggio dà vita ai Franciacorta Extra Brut, Brut e Demi Sec. L’assenza di zucchero caratterizza il Pas Dosé. Infine, la bottiglia viene richiusa con il caratteristico tappo di sughero ancorato con una gabbietta al collo e successivamente vestita. (Nell'immagine il frutto dell'impegno di coloro che 'faticano' con amore e professionalità per ottenere successi... in ogni stagione...)



In cantina per scoprire quanto lavoro e storia è dietro al perlage dei Franciacorta

Da sempre La Montina è sempre stata una “cantina aperta”: ogni giorno dell’anno accoglie gli enoturisti, che vengono accompagnati in visite guidate con degustazione. Ad essi vengono illustrati  i complessi percorsi che portano dalla vigna alla bottiglia finita, viene  raccontato quanto lavoro c’è dietro un calice di Franciacorta, le 70 volte che una bottiglia viene toccata nell’arco dei 3 anni di vita media che passa in cantina.
La famiglia Bozza ha fatto della cultura del vino uno dei capisaldi  del proprio lavoro e questo impegno è stato riconosciuto con l’assegnazione del Premio Accoglienza Essere Franciacorta, indetto dalla Strada del Franciacorta in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano, che ha decretato La Montina l’azienda vinicola con il più elevato e qualificato livello d’accoglienza fra le pur eccellenti cantine della Franciacorta.
Una cantina da visitare, per scoprire quanta passione, lavoro, storia c’è dietro al perlage finissimo e persistente, alla piacevole sapidità e freschezza dei suoi Franciacorta.

Villa Baiana

Villa Baiana e La Montina coesistono nella stessa tenuta e sono una il complemento dell’altra.

La stessa dedizione e ricerca dell’eccellenza che caratterizza la produzione vitivinicola della Montina, ha spinto la famiglia Bozza a restaurare nel 1989 il palazzo seicentesco costruito da Benedetto Montini e ridotto a quel tempo a poco più di un rudere. É stato un lavoro lungo, complesso, ripagato dalla soddisfazione di veder rinascere Villa Baiana.


La villa – che può ospitare fino a 600 persone – ha tre grandi saloni e terrazze panoramiche. Si trova in una posizione incantevole, con vista sui vigneti della Franciacorta ed è circondato da un parco di piante secolari, tra cui spicca un pregiatissimo cedro del Libano datato 1784 e  una nodosa tamerice del 1820: ad accogliere gli ospiti spicca, davanti all’edificio, la suggestiva scultura in vetro della bresciana Giuliana Geronazzo, Trasparenze del 1997.Una soluzione prestigiosa, ricca di storia e fascino, per chi cerca una location  per un evento speciale, una festa, un meeting. Il parco e la terrazza del primo piano permettono, con la bella stagione di ampliareconsiderevolmente la capienza.

Una caratteristica che contraddistingue Villa Baiana e di cui i fratelli Bozza sono fieri, è il fatto che non si ricorre a catering esterni, ma si ha un vero e proprio ristorante interno e dedicato esclusivamente agli ospiti degli eventi, con chef, brigata di cucina e pasticcieri, che garantiscono la preparazione espressa di menù di assoluta qualità e raffinatezza.
Per fornire un servizio completo a professionisti e aziende che cercano per i propri meeting e convention un luogo che sappia coniugare la tradizione e l’innovazione, è stata realizzata nel 2006 una moderna  Sala Congressi dotata delle più moderne attrezzature, dalla capienza di 170 posti e predisposta per video conferenza e traduzione simultanea con la possibilità di registrazione audio e video.

Museo d’arte contemporanea in Franciacorta Remo Bianco

La Montina e Villa Baiana non significano soltanto vini pregiati, ospitalità  e ristorazione di altissimo livello, ma sono anche sinonimo  di raffinata cultura e sincera passione per l’arte.Nel 1998 Giancarlo Bozza, alcuni appassionati d’arte e Lyda Bianchi, sorella dell’artista milanese, hanno fondato l’Associazione Remo Bianco, acquisendo le opere dell’artista, importante e geniale precursore delle principali correnti del Novecento italiano. Apprezzato da Fontana, che presenzierà alla sua opera 3D nel 1953, Remo Bianco (Dergano 1922 - Milano 1988) è stato fra i precursori del Noveau Realisme. A New York conosce Pollock, creatore dell’Action Painting, e poi Burri, importante esponente italiano della corrente Informale. Tra le sue opere più rappresentative, i Tableaux Dorès, alcuni dei quali possono essere ammirati proprio nei saloni di Villa Baiana e de La Montina, sede dall’ottobre 2004 del Museo di Arte Contemporanea in Franciacorta – Remo Bianco, che può vantare ben 400 opere, esposte a rotazione.
Al Museo si affianca una scenografica Galleria d’arte, posizionata all’entrata della Cantina, che ospita importanti mostre ed esposizioni temporanee  e fa da preludio, nel segno dell’arte, alla visita alla cave.
Con il logo La Montina per la cultura, l’azienda è particolarmente impegnata in iniziative artistiche e culturali, promuove incontri e convegni, stampa pubblicazioni, confermandosi una realtà tesa a sperimentare fattivamente quell’intenso connubio tra vino, arte e cultura e buon vivere ormai divenuto uno degli elementi caratterizzanti di un territorio così unico, quale è la Franciacorta.

Wine Shop

Il desiderio di far conoscere non solo i propri vini ma anche promuovere il territorio, ha portato la Famiglia Bozza a creare all’interno della Tenuta La Montina un luogo dedicato ai sapori della terra bresciana:  il Wine Shop La Montina, dove la passione per il vino incontra altri gustosi e particolarissimi sapori delterritorio.
All’interno del Wine Shop, il visitatore o l’appassionato gourmet può trovare – oltre ai pregiati vini de La Montina – prelibatezze gastronomiche provenienti da una nutrita schiera di produttori delle Valli Bresciane con i loro formaggi di malga, i salumi stagionati, gli insaccati.

Arredato con boiserie in legno chiaro, un grande bancone in marmo per le degustazioni, gli scaffali zeppi di vino, golosità e curiosità, il Wine Shop propone  anche una serie di gadget e articoli da regalo legati al mondo del vino: caraffe, cavatappi, bicchieri, attrezzi per la cantina, shopper e grembiuli, libri sul vino e la Franciacorta, insieme ai ricettari, senza dimenticare le esclusive confezioni con sciabola da sommelier, e le morbidissime sacche, borse e portabottiglie in pelle pregiata, diventate una vera tradizione che distingue l’Azienda, per il suo inconfondibile stile e classe.

.Oltre ai grandi vini La Montina, disponibili in confezioni litografate di varie misure, in cassette di legno e in grandi formati - in occasione del Natale o per omaggi in varie  festività -  ci si può far confezionare eleganti cesti regalo per incontrare il gusto degli amanti del salato (con preziosi vasi di olive taggiasche in salamoia, di formaggio tomino in olio al tartufo, ricercati tagliolini allo zafferano, alici al prezzemolo, funghi sott’olio, peperoncini, capperi e acciughe…..) o del dolce ( con panettoni artigianali, praline al Franciacorta Rosé e all’amaretto, pasticcini e stecche di torrone, allegretti ai frutti di bosco, miele, torte al caffè e molto altro).
Un irrinunciabile trionfo di sapori e un’ottima soluzione per i regali più importanti.

La Montina, la cantina più accogliente della Franciacorta

Lo ha decretato il Premio Accoglienza Essere Franciacorta


La Montina di Monticelli Brusati è l’azienda vinicola con il più elevato e qualificato livello d’accoglienza fra le pur eccellenti cantine della Franciacorta. Lo ha decretato la Strada del Franciacorta in collaborazione con il Consorzio per la tutela del Franciacorta, che le ha assegnato il Premio Accoglienza Essere Franciacorta per la categoria “Aziende Vitivinicole” (le altre categorie in gara erano  Ristoranti, Agriturismo e categoria Hotel).
La Montina si è infatti distinta per il proprio livello d’accoglienza in cantina nell’ambito del progetto Accoglienza Essere Franciacorta, cui hanno partecipato aziende vitivinicole, ristoranti, alberghi e agriturismo associati alla Strada del Franciacorta, sotto la supervisione scientifica della prof.ssa Magda Antonioli, Direttrice del Master in Economia del Turismo all’Università Bocconi di Milano.
Cortesia e disponibilità verso gli ospiti,  qualità dei servizi offerti,  conoscenza dell’enogastronomia locale e del territorio, professionalità, chiarezza nelle informazioni, comfort negli ambienti: questi alcuni dei tratti distintivi analizzati, a dimostrazione che i soci della Strada del Vino Franciacorta sono sicuri che la qualità dell’ospitalità, oltre a quella del vino, faccia la differenza per promuovere il turismo. Franciacorta significa infatti vino di qualità ma anche territorio ricco di attrattive naturali e artistiche e di strutture ricettive tutte da valorizzare. Infatti la qualità del Franciacorta e della Franciacorta sono in costante evoluzione e miglioramento: questa piccola ma straordinaria terra (fra le eccellenze dell’enologia italiana)  sta vivendo  un intenso percorso di crescita in cui svolge un ruolo fondamentale la capacità di accogliere al meglio il turista e di farlo sentire veramente a proprio agio.

Il progetto ha indagato sulle modalità di accoglienza del territorio della Franciacorta raccogliendo, tramite un questionario, il parere dei molti turisti e visitatori.
Dal questionario è emerso il profilo del turista-tipo: dai dati raccolti è emerso che la soddisfazione del turista dopo una visita in Franciacorta è piuttosto elevata: pari a 4,29 su una scala di valori da 1 a 5. Tale giudizio positivo è espresso in ugual misura sia dai visitatori italiani sia dagli stranieri. Il principale attrattore del territorio, che costituisce quindi la prima motivazione a un viaggio in Franciacorta, è senz’altro l’enogastronomia (55,3%) seguita dalla natura (41,1%). Nell’89,9% dei casi poi, fondamentale è stato il consiglio da parte di un’agenzia di viaggi. Il mezzo di trasporto più utilizzato per raggiungere e visitare la Franciacorta rimane l’automobile (72,6%) e la maggior parte dei turisti arriva in Franciacorta con la famiglia (42,1%) o con gli amici (31,8%).