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LUIGI BORMIOLI


Pensieri in libertà sull’Arte e la Scienza del Vetro

...secondo la Luigi Bormioli

Il Vetro come metafora della vita

Prima puntata

***

" Come al solito quando sono affascinato da nuove realtà (luoghi, fatti, personaggi, oggetti e
cose in generale, anche le più semplici... ) che incontro, pur casualmente, se poco poco mi
emozionano mi lascio intrigare e ne scrivo... oltre che sui media anche nel diario-mnemonico
della mia vita di giramondo. Prima di prospettare quale sarà la filosofia della mia direzione,
dal punto di vista editotoriale, desidero, e spero di essere perdonato, di farmi conoscere
anche da coloro che amano e lavorano per il vetro."
Aldo Quinto Lazzari


Io sono dietro le mie opere sul Macedone, ma davanti, e ai lati,
ci sono l'Arte e la Scienza del Vetro della Luigi Bormioli

Sul vetro e per il vetro avevo già scritto pagine e pagine, decenni prima che su una rivista di Marketing avrei firmato uno “Speciale sul vetro”, tanto che l’Assovetro (Associazione degli industriali del vetro ) mi chiese se potevo assumere con la mia firma il ruolo di direttore del loro organo ufficiale.
Il mio scritto sulla rivista internazionale di marketing, oltre interessare appunto chi il vetro lo progettava e realizzava con un ‘Made in Italy’ di tutto rispetto,  fece anche  un po’ arrabbiare i vari ‘signori’ del tetrapak, ma poi mi chiesero ufficialmente scusa. D’altronde io non avevo parlato in negativo su questi materiali.


Tanto per non cambiare... a tavola il giorno del mio compleanno in casa (2004),
sulla mia destra il flute dell'Accademia...con nobili bollicine

Per il pezzo sul vetro avevo sviscerato tutte le mie esperienze di anni in giro per il mondo, ma si avvertiva, leggendo quelle pagine, che il tutto era stato vergato da un innamorato delle “trasparenze” ma  con un tot di competenza del marketing, e quindi non contrario, anzi un severo partigiano delle evoluzioni in qualunque settore, in quanto storico e  libero pensatore. Prima che parli ancora del vetro e sul vetro, devo farmi conoscere, da chi ancora non ha avuto il ‘piacere’ o l’occasione, nell’arco dei miei tanti anni di vita trascorsi anche nel mondo della Comunicazione (Per sapere tutto di AQL clicca quì).


Prima di fare l’aviatore, dal 1949, quando entrai nella Scuola Aeronautica di Caserta (avevo 18 anni..e qualche giorno) la guerra era finita da poco, e feci poi parte, nel 1952, al termine di un certo rodaggio, di uno stormo della Nato. Venivo dalla dura vita della campagna, quando partecipai, insieme ad alcune migliaia di giovani, al concorso di un bando che prevedeva un centinaio di posti, o forse qualcosa in più, per entrare ‘alla Reggia di Caserta’.

Ero felicemente ‘povero’, ma con in testa l’idea di cambiar vita e strada, rimanendo in seguito, dopo l’esperienza militare, ‘povero’ comunque, per evitare che qualcuno tentasse di comperarmi o meglio comperare la mia libertà, umiliando la mia intelligenza e creatività. 
Mi sentivo ‘povero’ anche quando firmavo contratti di centinaia di milioni per la Comunicazione a favore di alcuni Enti, o aziende nei settori dei quali ero considerato (forse non meritandolo del tutto) un opinionista in- discusso e documentato. L’Assovetro, ad esempio, mi premiò per quel mio breve saggio di una decina di pagine, poi, dopo i due o tre anni di direttore del media ufficiale, non ebbi più rapporti di collaborazione ‘libera’ nel vero senso della parola, poiché amavo confrontarmi continuamente con il ‘libero mercato’, tanto che anziché scrivere (anche se come uomo libero ) per conto di altri, creai una piccola realtà editrice fondando e dirigendo testate. (Foto a lato: sempre  bollicine nel calice...per essere felice )

Tra le altre cose sognavo di poter redigere, senza pretendere premi o considerazione da parte di critici o giurie, alcune opere o saggi per mettere sulla carta tutte le mie ansie, i miei pochi o tanti saperi, e i diari di una vita passata nel pieno della libertà. Se fossi stato interessato a diventare un ‘politico’ senatore o deputato, magari mediocre ma ‘puro’, avrei dato retta a Giovanni Pesce (la medaglia d’Oro della resistenza) che mi frequentava, tanto che cercai di tradurre in un possibile racconto televisivo per la TV italiana, il contenuto, in parte eroico del suo volumetto ‘Senza Tregua’. Mi consigliava di fare la scalata, sapendo che alcune sue ‘compagne e certi suoi compagni legati al potere mi consideravano un ‘onesto, con tante idee e progetti e una sana contadinesca cultura’.

Ma avevo necessità di sentirmi libero navigante in liberi, anche se procellosi, mari.

Tra le mille cose che volevo fare, avevo un chiodo fisso: redigere opere che riguardavano l’alimentazione, il cibo dell’uomo, (sopra: copertina...del primo volume in rete) la sua storia e le avventure attraverso i millenni, nelle varie zone del mondo, ma come sogno particolare, o un intrigante impegno, volevo redigere due volumi che fossero le mie creature materializzate per essere in sintonia con i miei sogni.

Una specie di Bibbia sull’olio di oliva sul quale ho raccolto migliaia di pagine di ricerche, tanto che mi posso ‘vantare’ -  chiedendone poi scusa - di essere il primo al mondo ( che non vuol dire il migliore) che si è interessato di  farne un documento codificato di natura storica, dalle origine ai giorni nostri e farne anche una radiografia dal punto di vista merceologico, sensoriale, emozionale, e soprattutto trattandone, punto per punto, tutte le caratteristiche che riguardano la sua importanza come alimento e come toccasana per garantire un briciolo di benessere … in più. ( Di questo potenziale ‘volume’ - in un certo senso già quasi pronto - ho terminato di registrare tutte le migliaia di pagine che ho scritto, come appunti, e forse lo metterò in rete dopo averne fatto un corposo sunto, per dare la possibilità a tutti di scaricarlo, a fronte di qualche euro ( 2 o 3..vedremo ) per affrontare almeno le tante spese che abbiamo incontrato nei decenni per il lavoro di ricerca, e per  rendere sempra attivo il nostro Data Center di Panamà City gestito dall’amico e socio nell’avventura della rete: Bruno Bottura. Tutto il resto lo metto in rete senza pretendere neanche un millesimo di scellino, e neanche un grazie. Si sono laureati moltissimi giovani e non giovanissimi, facendoli entrare e quindi poter ‘prelevare, materiali, per elaborare un’eventuale tesi, copiati da gran parte del mio virtuale magazzino di appunti.

Ma l’altra piccola opera o saggio, che ho sognato per tanto tempo di redigere con il vetro  come protagonista, è li che attende, ma non sono ancora soddisfatto per poter dare il ‘visto si pubblichi’…o si stampi.

Si  tratta di un lavoro sul vetro da ‘regalare’ - dedicandoglielo nella prefazione prima della eventuale edizione - a mio nipote Leonardo, che dovrebbe riassumere una porzione dei miei sogni tra  il ‘trasparente’ e le fragilità dei miei, forse inutili, sogni di bambino, diventato ragazzo, poi adulto, con un po’ di fantasia e molti insperati successi in alcuni impegni professionali. Nonostante abbia dato alla luce una ventina di volumi e altrettanti saggi, erano i volumi di ricerche  storiche sul vetro ad intrigarmi. Dopo tanti decenni di lenta elaborazione li ho accantonati, ma ancora potenzialmente ‘ripescabili’ per quando avrei trovato il tempo di tradurli in un umico corposo volume di non più di 4 o 500 pagine circa.

Il lavoro redatto me lo lascio come ultima mia testimonianza tra i sogni e i bisogni della vita di un ragazzo, nato contadino, per necessità e costumanza. Sono stato coinvolto in alcune cronache anche per il vetro, per la sua storia, per il fascino intrigante dei vari calici che scoprii, incontrandoli nelle varie strade del mondo, tra Champagne, Vini della Rioja  Alvesa, o i grandi rossi piemontesi come Barolo o Gattinara,  o i toscani che hanno vigne in quel di Montalcino, o i celebri e celebrati bianchi ‘freschi e un po’ ‘petillanti’ di alcune vigne anche nostrane, come quelle del basso Veneto; o i seriosi e solenni vini da dessert, o vini solo per sognare, predegustandoli, come il Sauternes Chateau D‘Yquem, o altri grandi vini liquorosi di alcune zone,  o vigne ‘nostrane’ o di fuori via. Senza dimenticare i tanti calici, spesso diversi tra loro magari per un poco evidente particolare, che poteva sfuggire anche a presuntuosi ‘degustatori’ di introvabili o rari, celebri o sconosciuti distillati, spesso autoctoni di piccole ‘isole’ territoriali.

Col passare degli anni non vidi più il vetro come semplice materia trasparente ma ne rimasi incantato, o meglio stregato, dalle tante forme. Quante?...50…80…100, o centinaia, o forse più, con le quali feci ‘amicizia’ per darmi una mano, ed esaltare così quelle migliaia di liquidi ‘alcolici’, naturalmente a vario livello di valore e nobiltà  ( Anche nella copertina di una delle edizioni di "A cena con Isidora", calici e bere alto...sono presenti)


 

Ma proprio nel mio ‘A CENA CON ISIDORA’ ( un diario del mio vagabondare nel mondo. di 770 pagine, messo in rete ‘free of charge’, per dirlo alla contadina ‘a gratis’), ricordo un particolare della vita di giramondo, che vissi a Mosca , quando accompagnai una quindicina di pittori italiani , alcuni celebri e in parte ostici, per incontrare l’arte e la cultura sovietica. Dopo gli incontri con le autorità, con  gli accademici e le istituzioni politiche e culturali, fummo ricevuti nella sede diplomatica di Mosca dall’Ambasciatore Sergio Romano e signora. I soliti italici, fecero man bassa dei piccoli calici monorazione, per bere vodka, quelli con il bordo in puro oro zecchino. La Signora Romano si vide sparire buona partre dei bicchieri serviti dalle solerti cameriere russe.  Me ne ritrovai anch’io qualcuno messo nelle mie tasche da un allegro pittore nostrano, forse per 'solidarietà'. Due di quei cimeli erano rimasti per anni nella vetrina del mio studio-officina milanese, tra le centinaia di forme di calici che raccontano tanti episodi della mia vita di transumante ‘pastore goloso del sapere’. Ora, trasferiti per forza, ma in piccola parte, nella mia casa-studio, ospitata in un ‘covo’ provvisorio dove assisto un familiare malato, quasi terminale. Sono comunque attivo più di prima, essendo collegato con Panamà City via satellite e via rete, con il nostro Data Center per gestire, oltre al Portale dell’Osservatorio Internazionale, il media di Videogiornalismo: VISION-OIFB, una TV-WEBCHANNEL che stiamo approntando per metterla in onda entro la prima o seconda settimana di settembre 2010.

Dopo aver viaggiato per decenni,  in tutte o quasi le contrade del mondo, fuori dai soliti sentieri del turismo spicciolo, come ad esempio nel cuore del Kansù, la terra ‘cinese’ del Rabarbaro, o nella parte nord della Nuova Zelanda, e precisamente verso Tauranga, dove ebbi il mio primo faccia a faccia con il miele  di  Manuka, elaborato qualche decennio più tardi da alcuni ricercatori di Dresda e da loro certificato per essere, se con particolari percentuali di Methyglyoxal, il più potente antibatterico per essere usato nella cura di alcune ferite, ad esempio piaghe da decubito su soggetti ‘allettati’ e quindi immobilizzati.

La mia personale esperienza è quella che ho vissuto in diretta  facendo recedere alcuni guai  al familiare terminale utilizzando il miele Manuka, sulle ferite. E’ stato un miracolo a tal punto che ho redatto un saggio di un centinaio di pagine con le nostre o mie esperienze dirette, dove ho raccontato anche la scoperta di decenni fa nel mio viaggio da storico, per conoscere la vita dei Maori, alle origini, prima della conquista degli inglesi.

 

Ora vivo nel covo che mi ospita nel silenzio ‘rumoroso’  ( per via dei pensieri, delle ricerche che sto continuando ad esplorare ) collegato con il Data Center di Panamà City, dalla mia postazione, nello studio che ormai da oltre cinque anni è diventato il cuore telematico della mia voglia di sopravvivere per poter dare alle stampe o meglio mettere in rete , tutti i miei lavori per poter dire che non sono poi quel ragazzino piccolo e scarno, immaginato un buono a nulla, perché ero vispo e non ‘vittima’ dello strapotere delle maestre elementari,  che sul finire degli anni ’30, mi rifilavano un bel segno rosso sui compiti, una specie di grande X , che invadeva tutta una pagina del quaderno, con la solita didascalia: “Salti di palo in frasca!!!”. Non amava i miei voli pindarici, la maestra…,  anche perché non mi limitavo alla fredda cronaca nel descrivere i fatti del ‘paese’, spesso inutile cronaca di un chiacchiericcio, ma ci mettevo un po’ di rifinitura poetica, e qualche cenno storico sulla costumanzadel vivere contadino, pur rimanendo con i piedi per terra.  Lei morì da povera maestra ed io sono andato verso il mondo, per tutte o quasi le mete raggiungibili, spesso amato, ma scatenando gelosie ed anche ammirazione, in patria e fuori via.
Giornalista, scrittore, ricercatore in ‘proprio’, editore ed anche fondatore di testate, in parte dirigendole, per poi rinchiudermi nella mia solitudine di ‘ex contadino’ spesso ospitato negli atenei, o nella case patrizie e nei castelli.  Poi ho detto basta!. Non voglio più trovarmi in posti dove respiro un’aria che non sa di ‘trasparenza’, di genuinità, di freschezza, di poesia, di amore per la vita e per gli umani, ma anche per gli animali che ho anche salvato, aiutandoli a vivere ed almeno a farli mangiare e tenerli al caldo...per la loro sopravvivenza.

Mi sono interessato del vetro, anche troppo, o esagerando,  fino ad approfondire tutto lo scibile della materia, cercando luoghi e immaginando ipotesi sul vetro attraverso i millenni. Nonostante che mi ‘giudico’ con un briciolo di supponenza malcelata, un povero ricercatore ‘clandestino’ nel settore alimentare, e un incorreggibile storico che cerca  e ricerca, ma fuori dai condizionamenti politici o dei burocrati.

Ad esempio nel 1959 iniziai le mie ricerche su Alessandro Magno (diedi per questo il nome del macedone a mio figlio Alessandro, nato nel 1963). Ho terminato due anni fa i 16 volumi, ( nell'immagine sopra , i primi 12 volumi, alcuni già rilegati ) per un totale di 14.000 pagine circa, sui quali ho lavorato per 40 anni, solo di ricerche, in parte bibliografiche ed anche un po’  ‘archeo’, e molto geografiche. Rifacendo quasi due volte - dalla Macedonia al fiume Idaspe, ed oltre l’Indo, il tragitto delle avventure del Macedone; ho detto ‘quasi due volte’ poiché dovetti interrompere il secondo viaggio, per gravi motivi di famiglia.

Ora voglio tornare al Vetro, per evitare ancora una volta di essere azzerato, sul mio ‘compitino’ con dei segnacci in rosso’ da parte dei ‘maestri del finto sapere’, o da  altri autori di trame e scritti, spesso con taglio burocratico, pieni di numeri e date, vuoti però di umanità e di amore per la vita, anche degli altri.
Adesso basta con le mie ‘ciarle’ e passo la parola, a coloro che lavorando sodo, hanno dato prestigio e solidità, producendo l’eccellenza in fatto di vetri, che dovremo analizzare nella loro essenza tecnologica, con tanto di formule e sostanza nelle risposte per quanto riguarda “ il design’, la trasparenza, la resistenza, la funzionalità, e soprattutto la qualità intrinseca e l’innovazione con tanto di firmaLuigi Bormioli .
Dopo essere entrato in contatto diretto con le tante forme realizzate e proposte al mercato dalla Luigi Bormioli per i vari target  di potenziali utilizzatori, comunque esigenti a vari livelli, torno a scrivere e soprattutto a rimanere stregato da questa Arte che ora, per merito della realtà parmense, è supportata da una vera scienza, con tanto di ricerche e sofisticati test di prova sui singoli ‘modelli’ delle varie linee.

Dovrei iniziare ora, senza frapporre ulteriori ‘chiacchiere’  la ‘fredda’ cronaca pescata alla fonte, redatta dagli addetti ai lavori, per evitare malintesi e personalismi in fatto di giudizi. Da parte mia, firmando questa chiacchierata, che vale come rustica prefazione, se io fossi un autore di valore, in fatto di vetro e ‘vetrerie varie’, vorrei essere un umano che lascia un segno come testimonianza della mia epoca e delle mie lunghe e tante stagioni professionali, ma so che ho anche timidezze, tanto da aver seminato nei miei appunti, piccoli o grandi dubbi con impalpabili contraddizioni.

Ho voluto essere, però, sempre responsabile di ogni mia azione, pagandone anche lo scotto come negativa contropartita, ma mi sono sentito sempre un ‘poverocristo’ baciato dalla fortuna con tanto di corazza contro gli strali dei poveri di spirito ed anche di saperi.

Con queste poche righe, sulla Luigi Bormioli, che reputo realtà che ha saputo vestire le proprie azioni produttive di ‘tenace’ trasparenza, nobilitando ogni forma che serve agli umani esigenti anche per potersi credere, vantandosene, di essere nobili e navigati degustatori, anche solo versando un goccio di semplice vinello in un calice scelto allo scopo o un sorso di ‘petillante’ acqua minerale, o un’esotica bevanda analcolica.

Vorrei con queste mie parole ‘in libertà’ dire Grazie!!! e ripeto Grazie!!!...a questi Maestri che hanno il vetro come cultura, e come tema quotidiano del loro lavoro, che tiene alto l’onore del ‘Made in Italy’, ma come comunicatore nei due media che ora ho creato e dirigo, sarebbe più giusto che noi li considerassimo: “meritevoli di far parte della selezionata schiera di coloro che nel mondo riescono a far parte di un  potenziale Gruppo dei “Primi tra i primi nel mondo”.

Per brindare alle tante stagioni di lavoro e di futuri successi della Luigi Bormioli  che verranno con lo snodarsi dei fogli del calendario, levo idealmente un calice ‘Magnifico’ (dell’omonima linea) riempito con bollicine di una rarissima cuvée, versatemi più di qualche volta, e firmata dall’enologo da me preferito, perché lo stimo da una vita: Mauro Lunelli, o di un goccio di Champagne come quello versatomi da quel diabolico, nel senso di ‘magistrale’ convincente,   ‘Cellar Master’ della Pol Roger di Epernay, che su suggerimento, forse, del Comité Interprofessionel  du Vin de Champagne, del quale ero ospite, vollero ancora una volta farmi emozionare, con un calice di una cuvée particolare come la ‘Sir Winston Churchil’ 1986.

Per terminare  vorrei idealmente scrivere  pagine tra storia, cronaca e sostanza narrativa, sui protagonisti … tutti, ma non più con tante parole né con sentenze. Preferisco, almeno per ora, di questo mio inizio,  dare spazio  con  alcune delle immagini dei loro capolavori trasparenti e pieni di magia per le forme e lo stile.  A tal proposito,  trassi scuola dal detto: “Vale o rende più un’immagine che mille parole”…anche se ben scritte e curate nella forma.
Alle mie frasi preferisco, quindi,  scegliere le ‘forme’ che la Luigi Bormioli ha materializzato con le sue tantissime proposte di calici, bicchieri et altro…in vetro tutto speciale.
Per   finire, almeno questa prima parte del nostro ‘raccontare’ la protagonista di questa cronaca, traggo un breve paragrafo da una pagina della loro ‘letteratura’ editata per supportare l’immagine del loro lavoro: “Adusi da tempo a far vetro, al servizio di ciò che è giusto e bello, nell'orgoglio di un privilegio millenario, gli uomini della Bormioli Luigi, ispirati dalla magia del vetro, inventano ogni giorno il significato del proprio lavoro e cercano di innovare mantenendosi fedeli alla cultura delle proprie origini. Questi uomini intendono promuovere un'estetica affascinante. Un'estetica in grado, come ben poche altre, di interpretare genialmente la sacralità dell'esserci di tutte le cose del mondo e delle modalità del loro relazionarsi: il Vetro come metafora della Vita.”
Ad Maiora…semper!!!…da Aldo Quinto Lazzari e  dallo staff al  completo di VISION-OIFB e dell’OSSERVATORIO.

Di seguito solo alcune delle migliaia di mmagini che avrei dovuto inserire per 'raccontare' in modo completo i passi compiuti dall'arte e la scienza...applicata in  tutte le linee di prodotti in vetro speciale, firmati dalla Luigi Bormioli, ma forse un po' alla volta ne metteremo altre  in mostra nel Portale e alcune, speriamo, anche in 'movimento' in VISION-OIFB

Anche se molti calici e bicchieri firmati Luigi Bormioli...non sono
solo per il vino ma per ogni altro 'liquido' che soddisfi le voglie  sensoriali o
anche per le necessità del bere quotidiano
... sono pur sempre 'capolavori in vetro'

 

Con queste 7 schede (  ma ce ne sono tantissime ) si può già avere
un'idea del 'valore' di Arte e Scienza firmate Luigi Bormioli

 

 

 

 

 

 

"...ed io preso da smania e un po' di retorica, nel rimirare quei calici, immaginavo 'curve e volumi'
che mi ricordavano la dolcisssima Esmeralda..."

"...Non è solo una questione di trasparenze..."

 

"...molti mi raccontano che quel che conta è il contenuto...  ( poareti loro)

Quante forme e stili per 'ubriacarsi' di emozioni trasparenti...

 

Con i calici giusti...sono esperienze emozionali...

 

 

...e via via tante altre emozioni...

 

 

 

 

Fine della Prima puntata......in attesa di altre emozioni.