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A PROPOSITO DI CEREALI E AFFINI

 Un oscuro presagio ( riportato da molti media internazionali, anticipando accadimenti, in parte reali e consistenti ) che riguarda una crisi annunciata, dirompente per gli equilibri tra domanda e offerta, ovvero tra produzione e consumi nel mondo, per quanto riguarda il ‘bene alimentare’ più prezioso: i CEREALI.
Questi sono indispensabili per soddisfare non solo le esigenze ‘normali’, quotidiane, per alimentare qualche miliardo di persone, con la tradizionale ‘dieta alimentare’, consolidata in certe civiltà e culture. Sono soprattutto le drammatiche esigenze  primarie per la ‘sopravvivenza’ che interessa a milioni e milioni di persone che abitano nelle regioni dove la quasi totalità della popolazione vive in uno stato di ‘sottonutrizione’.
Insomma, mai come in questi tempi, si sente ‘alitare sul collo’, tanto sembra vicino, lo spettro delle carenza irreversibile di alcune materie prime come i cereali in genere, e di altri prodotti agro-alimentari indispensabili non solo per confezionare gustosi manicaretti, ma semplicemente per soddisfare la fame di molti, e non solo gli appetiti, e gli edonistici desideri di un pasto ‘ottimo e abbondante’ e con qualche fuga verso le inutilità di molte ‘delicatezze’.
Abbiamo deciso di dare ampio spazio ai prodotti agro-alimentari in genere, e nello specifico ai cereali, affrontando tutte le tematiche che riguardano il ‘viaggio’ che compiono partendo ‘dal seme, alla terra che l’ospita, fino al piatto del consumatore finale’.
 In questa categoria, della sezione FOOD, cercheremo di parlare ampiamente dei cereali in genere, cercando di chiarire la differenza tra le varie denominazioni, che rientrano nella famiglia delle 'Graminacee'. Come al solito, una comunicazione non severa, e quindi con un certo grado di pressapochismo, definisce 'cereali' anche alcune tipologie di semi o 'granelle' che non rientrano nella famiglia delle 'Graminaacee. Il più celebre, e celebrato in alcune culture o civiltà alimentari: il ‘Grano saraceno’, che non solo non è un cereale,  i burocratici legulei lo hanno inserito, nella stessa categoria merceologica solo per motivi, appunto,  ‘merceologici’ creando non poca confusione nei non addetti ai lavori, giacché non appartiene neanche alla famiglia delle ‘Graminacee’ (i cereali sono in questa) ma alla famiglia  delle ‘Poligonacee’. Mamma li turchi! I burocrati sono capaci da togliere il piacere di una propria famiglia.
Ma essendo io ‘terragno’ e quindi testone, spesso irresponsabile, cercherò di essere quanto più possibile preciso e rispettoso anche delle verità marginali.
Mi viene questa, poco diplomatica’ qualità, dal fatto di essere stato da ragazzo, un curioso anche fuori-misura, tanto da essere rimproverato dai contadini spesso pressappochisti, per sopravvivenza anche culturale. D’altronde rimanevo inorridito quando vedevo che mescolavano le olive interrate, quindi cadute magari da giorni per effetto della ‘cascola’, alle olive ‘fresche’ appena raccolte per portarle al frantoio…e così l’olio spesso sapeva di ‘cattivo’, avvertito da un naso o palato sopraffino.
 Volevo, anche tener di conto di ciò che avevo appreso dalle notizie, spesso solo voci non sempre con fondata verità, che proprio dalle parti dov’ero nato, in Sabina, nel Reatino, un grande scienziato, forse primo al mondo, aveva anticipato ( oltre un secolo fa ) quello che ora, tutti gli scienziati di tutte le discipline ed etnie, cercano di attuare per salvarci dalla  penuria di cereali.
Si chiamava, l’illustre, quasi compaesano: Nazzareno Strampelli che diventerà un ‘maestro’ della ‘ genetica per la cerealicoltura'. Traggo per coloro che sono interessati all’argomento, pochi paragrafi tratti dal volume: “LA SCIENZA DEL GRANO”  a firma di Roberto Lorenzetti, che ha per tema tutte le scoperte e i risultati del celebre reatino Nazzareno Strampelli, comprese le gelosie di chi tentò di ostacolare le ricerche. Ma di Rieti ne ho cocente, personale esperienza, per quato riguarda le gelosie, giacché ostacolarono il mio progetto sull’Olio della Sabina (Magistri Olii Sabinorum) che approvato, fu poi bloccato, salvo tentare di riscoprirlo dopo decenni, e considerarlo da parte della stampa e dai grandi olivicoltori, come il miglior progetto per la valorizzazione dell’olio di oliva della Sabina. Ma così van le cose…in quest’Italia becera e pressappochista, che nonostante ciò amo ancora.

"Rieti es su pasion, Rieti es su Piraiso». Così nel 1922 l'agronomo franco-argentino Roberto Godoy descriveva ai suoi connazionali il rapporto tra Nazareno Strampelli e Rieti…e il grano di Rieti. Un rapporto inscindibile che si trova alla base di una delle pagine più significative della storia delle scienze agrarie del mondo.
Un rapporto non sempre facile, spesso controverso e contraddittorio, a volte astioso e incomprensibile, ma sempre dialetticamente vivo.
Rieti accolse Strampelli per valorizzare, studiandolo,  il suo principale prodotto, quel frumento da seme Rieti originario che era riuscito, tempo addietro,  a conquistarsi un posto centrale nella granicoltura nazionale. E invece Strampelli divenne colui che prima né appannò l'immagine, e poi lo annullò definitivamente nel vortice delle sue manipolazioni genetiche con le quali creò grani che in pochi anni sostituirono quelli che, a volte da millenni, si coltivavano nelle campagne italiane e di molte altre parti del mondo, dalla Jugoslavia alla Cina, all'Argentina, alla Spagna, al Cile, al Brasile.
 Un elenco lungo di paesi che si dilata ulteriormente se si seguono i percorsi dei genotipi che egli ha creato nell'istituto sperimentale appositamente costruito sulla collina reatina di Campomoro dove si incontrava quotidianamente con quel «...piccolo mondo immenso di una parte della natura», come egli amava definire il suo lavoro.
Il «mago del grano» veniva definito Strampelli sulle pagine dei giornali italiani e stranieri, ma egli divenne tale proprio grazie a Rieti che ospitò la sua esperienza scientifica, e Rieti acquisì una immagine sul piano internazionale che, all'interno dell'orizzonte della specificità che stiamo trattando, dura ancora oggi.
Come vedremo, i diversi passaggi della vicenda scientifica di Strampelli, sono segnati nel bene e nel male dal suo rapporto con Rieti. Rieti è la città che gli consentì le sue prime ricerche, ma fu anche quella che resistette più delle altre all'Introduzione dei suoi grani.
Mise a disposizione strutture importanti, ma lo osteggiò plateamcnte in alcune occasioni, fino al punto da escluderlo da quell'Unione produttori grano da seme, vera e propria anticipazione delle moderne strutture di distribuzione cerealicola, che egli stesso aveva creato per gli agricoltori reatini.
Egli non ebbe mai la voglia di fuggire, temeva e amava Rieti nello stesso tempo. Quando creò l'Istituto nazionale di genetica per la cerealicoltura, ebbe scrupolo a rivendicarne l'ideazione per evitare uno sgarbo alla città che lo ospitava, e difese fino alla fine il ruolo dell'istituto reatino di Campomoro ponendolo sempre sullo stesso piano di quello di Roma.
Nel 1933, nel contesto delle onoranze nazionali che il mondo agricolo italiano volle tributargli, Rieti gli concesse una tutt'altro che formale cittadinanza onoraria, e fu proprio in questa città che egli volle essere sepolto.
Se sappiamo quando inizio il rapporto tra Strampelli e il Rieti originario, poco sappiamo quando nel capoluogo sabino si sia iniziato a produrre grano da seme.
Si tratta di un frumento collocato nella categoria degli autunnali teneri e aristati che veniva apprezzato per l'alta resistenza alle ruggini, una della cause di maggiore danno alle colture, ma che aveva il suo punto debole nella facilità all'allettamento.
Fino alla prima metà del XIX secolo il Rieti originario, oltre che in Sabina, era stato significativamente impiantato in tutta l'arca umbra da dove si estese in Emilia e in Toscana.
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione della seconda metà dell'Ottocento, e soprattutto l'arrivo della ferrovia a Rieti nel 1883, consentì una larga diffusione del prodotto che si andò a collocare tra i più coltivati del Paese.
Il suo costo era notevolmente superiore a quello dei grani da seme comuni, ed aumentava significativamente in funzione delle richieste, tanto che nel 1879 questo veniva venduto a 50 lire il quintale contro le 24,32 lire degli altri grani reperibili sulle piazze agricole italiane.
Non secondaria era l'incidenza dei costi di trasporto che, fino al 1883, doveva essere effettuata con carri fino alla stazione ferroviaria di Terni.
 Anche la spedizione ferroviaria incideva significativamente sul costo complessivo del prodotto, in media 12-18 lire per quintale, in funzione della percorrenza.'
Nella seconda metà dell'Ottocento il Rieti originario divenne un vero e proprio fenomeno della granicoltura italiana fino al punto che iniziarono a diffondersi vere e proprie frodi come riferiva il periodico agrario milanese Il Giornale del Villaggio che nel 1882 ebbe a scrivere:'
Abbiamo detto che girino campioni da tutte le parti; Ferrarese dato per Rieti, riprodotto e offerto per originale grano, del confine Umbro dato per Velino: questa faccenda del Rieti pare voglia tenere somiglianza con quella passata dei Cartoni giapponesi. Gli è come del Chianti: fortunato colle, che in nome suo si dà da bere a tutto il mondo
Molti rivenditori acquistavano piccole partite di Rieti originario per avere un qualche documento da esporre che comprovasse la provenienza del prodotto, per poi sostituirlo con altro grano; altri, soprattutto in Romagna, «tagliavano» il Rieti originario con grani locali di valore nettaniente inferiore.
C'era pure una truffa messa in atto da molti agricoltori reatini che smerciavano per grano da seme Rieti originario, quello che si raccoglieva in collina o in altre zone del circondario, ma non nella piana alluvionale di Rieti, e quindi di valore e qualità decisamente inferiore, tanto che si andava pericolosamente diffondendo l'idea che il prodotto di Rieti fosse in realtà un bluff.
Insomma, le cronache del tempo sono piene di episodi di questo genere che incidevano negativamente sul prestigio di questo prodotto soprattutto quando ci si accorgeva che le tanto decantate rese, e la resistenza alle ruggini venivano meno.
Lo stesso Strampelli, nei primi anni del suo lavoro a Rieti, ebbe a scrivere al Ministro di agricoltura:
Mi permetto inoltre far notare all'E.V. che stando ai si dice, il commercio del grano da seme di Rieti lascia molto a desiderare per l'onesta e lealtà con cui viene esercitato, tantoché è forte il discredito rispetto alla genuinità d'origine del prodotto venduto su questa piazza.
Una fama quella del Rieti originario che si era andata sempre di più diffondendo per opera soprattutto dei comizi agrari molti dei quali divennero distributori del prodotto sottolineandone la bontà nelle loro pubblicazioni dirette ai coltivatori.
Cosi nel Bollettino del comizio agrario di Alessandria, parlando delle diverse specie di grani da seme, si legge: “Fra queste noi diamo la preferenza alla varietà detta di Rieti, a quella ben s'intende che proviene di terreni che fruiscono del beneficio delle torbide alluvionali....La preferenza da noi accordata al grano reatino non è puramente come chi dicesse ideale, ma è la sintesi di numerosissimi fatti tutti militanti in di lui favore”
Del tutto simile era il giudizio del comizio di Cremona:
S'è visto intatti che gli stessi appezzamenti di terreno seminati parte a grano rietino, e pane a grano nostrano somministrano prodotti per qualità e quantità differentissimi, avendo i primi superato sotto ogni rapporto, di gran lunga questi ultimi''

 

In attesa di iniziare, tra giorni, con servizi mirati sui singoli cereali, almeno principali, dandovi tutte le informazioni possibili, vi diamo, tanto per cominciare un elenco:
Orzo =
graminacea annua a foglie ruvide e spiga con spighette disposte in quattro file verticali a resta molto lunga, utile per biada, per panificazione e per fabbricare la birra (Hordeum vulgare).
Segale = o segala, pianta delle graminacee con fusto sottile, poche foglie e cariossidi allungate e grigiastre (segale cereale) cornuta, malattia della segale e di altre graminacee preferisce climi freddi e umidi.
Avena = zufolo fatto con lo stelo dell’avena: 1309. Pianta erbacea delle graminacee con fusti alti, vuoti ed erbosi, e fiori disposti a coppie in spighette pendenti preferisce climi freddi e umidi.
Mais = maiz, centro-americana: 1519 (granoturco).
Grano = è il più importante cereale, ha una determinata sostanza granulosa perché fornisce prezioso nutrimento a più di un terzo di tutta la popolazione. Cresce nei climi temperati e anche in alcune zone sub–tropicali.
Riso = principale prodotto dell’Asia, dà raccolti pressoché continui, sicché è prezioso per la densa popolazione asiatica. Eccellente dal punto di vista nutritivo, contiene l’8-9% di proteine.
Sorgo (e miglio) =  questo cereale tropicale è un cibo importante nelle zone più aride dell’Africa e dell’Asia. Manca di glutine e non si usa per fare il pane.