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Le Etichette FERRARI al Primo posto in una degustazione fatta da WEINWELT

 Al primo posto il Giulio Ferrari. Al secondo, solitario, il Ferrari Perlé. E’ questo l’esito della degustazione che ha visto opposti gli spumanti metodo classico Trentodoc e Franciacorta.
La sfida tra le due denominazioni di bollicine più diffuse e famose d’Italia è stata ideata da una delle più autorevoli riviste di vino del mondo, la tedesca Weinwelt, che ha messo a confronto in una degustazione condotta da una giuria di esperti le etichette delle due zone.















Con il risultato che al primo posto s’è piazzata con cinque stelle e 95 punti l’etichetta italiana più premiata di sempre, ovvero il Giulio Ferrari.

In seconda posizione, con quattro stelle e 93 punti, il Ferrari Perlé, l’altro grande millesimato della casa trentina. Di seguito poi, con 92 punti, le etichette Franciacorta, Ca’ del Bosco, Villa, Monte Rossa e Bellavista.
Quattro anni fa Weinwelt aveva incoronato il Giulio Ferrari come le migliori bollicine in assoluto.
Quella volta la degustazione aveva coinvolto 36 tra i più famosi spumanti metodo classico di Francia, Spagna, Germania e Italia, insomma il meglio del mondo. L’esito aveva premiato il Giulio Ferrari con cinque stelle, una in più del Dom Pérignon, unico con quattro stelle e due in più di tante stelle d’oltralpe come Ruinart, Bollinger, Taittinger e Veuve Cliquot.

 

IL PUNTO DI AQL
"...e ci risiamo! Proprio così. Di stagione in stagione, ci capita - come cultori oltre che come penne al servizio del sapere e delle cronache veritiere e documentate - di assistere, rimanendone non più sorpresi , ma felici, all’ennesimo riconoscimento per le etichette Ferrari, e di conseguenza per i Lunelli, che da Ravina di Trento, con le loro preziosità enologiche, e nello specifico con deliziose bollicine, ‘invadono’ il mondo degli esigenti consumatori abituati dalle passate esperienze di consumatori di celebri, e celebrate bollicine ‘made in Champagne’, che hanno fatto la storia delle gratificazioni materiali, soddisfacendo le attese.
Da un po’ di lustri, questi fortunati consumatori, diventati critici e nello stesso tempo esaltatori di quei valori che fanno di un vino da loro preferito, un campione assoluto,  si sono accorti che dalle vigne trentine, e nello specifico dai ‘segreti vinali’ delle Cantine Ferrari, sono nati capolavori che non temono di confrontarsi con le stelle del firmamento, fatto di grandissime etichette, le cui storie hanno fatto scrivere pagine di intriganti e meravigliose avventure sensoriali.
Anche se oggi i Lunelli, eredi di tanto illustre casato, che ha creato prodotti di classe, competitori che possono battersi, e si battono con i cugini della terra di Champagne, spesso pareggiandoli, e magari superandoli, hanno nei giovani eredi i continuatori di questa razza tutta speciale di artefici delle bollicine più blasonate d’Italia e, in alcune stagioni, del mondo. (Chi altro...in Italia, può parlare di cento anni di storia? )
Non potevo, per scriverne ancora, e farne gli elogi, attendere i giudizi di razza alemanna, giacché, prima di loro e di molti altri, avevo scritto e detto di Mauro Lunelli, e dei suoi capolavori che avrebbero conquistato i palcoscenici di tutto il mondo, in fatto di bollicine di razza. Traggo da ‘pezzi’ pubblicati nell’Osservatorio, alcuni paragrafi, a testimonianza che delle bollicine Ferrari (Giulio Ferrari Riserva del Fondatore o Perlé) ne avevo scritto elogiandone lo stile, e la supremazia qualitativa, dal punto di vista sensoriale. Si potrà dire che è questione di gusti ma credo che in questo caso vale il giudizio di chi se ne intende. e che, non per sudditanza psicologica, decreta i livelli qualitativi di un prodotto.

( Mauro Lunelli osserva fiducioso i grappoli di Chardonnay...materia prima preziosa per la nobiltà delle opere, firmate Ferrari )

Questo scrivevo, tra le altre cose, a proposito di Mauro Lunelli e delle bollicine Ferrari:
"Avrei voluto chiamarlo Mr. Chardonnay, fin dagli anni del nostro primo incontro, per la sua competenza in fatto di enologia 'trentina', per il suo amore per quelle vigne, dove lo Chardonnay (che proprio in Trentino trova patria ideale) era il dominatore quasi assoluto, senza tuttavia rubare spazi ad altri celebri vitigni trentini, o importati da vigne foreste, e che qui danno il massimo, in virtù dello specifico terroir, e soprattutto per il mestiere consolidato nel governare vigna e cantina, dei trentini.
Ma mi era apparso illuminato, come lo era stato il sabino Terenzio Varrone, nel consigliare le giuste cultivar di olive, per fare un olio importante sui poggi alti della Sabina reatina, tanto da contendere fama all'olio di Venafro. Così Mauro Lunelli sembrava aver accettato una particolare 'mission' da un autorevole nume che governa le sorti di quelle vigne trentine: essere ambasciatore eletto per diffondere la cultura dello Chardonnay.”


“Si sa come vanno le cose quando ci sono di mezzo i 'predestinati', infatti, oggi, con Giulio Ferrari ma anche con altre etichette di bollicine, sempre firmate Ferrari, come il Perlé, lo Chardonnay si afferma sempre di più nel mondo, e non soltanto per merito degli amici vignaioli d'Oltralpe, che fan parte del CIVC di Epernay, che mi destinarono un riconoscimento nel 1989 per i miei scritti sullo Champagne, specie quando discettavo su un eccezionale 'blanc de blanc' ottenuto da uve Chardonnay vinificate in purezza.
Alcuni maldestri comunicatori, profeti della domenica,  dicono che i 'montanari' (spero che non si offenda l'amico Mauro, ma vorrei esserlo anch'io un montanaro di tale lignaggio) hanno maniere rudi e forti per potersi battere alla pari con le difficoltà che s'incontrano nel governare le vigne sui costoni, spesso ripidi, delle vigne trentine, ma forse non hanno illuminate fantasie e capacità nel creare capolavori all'altezza di entrare, da trionfatori, sulle tavole dei principi-gourmet di  mezzo mondo. Meno male, che per merito anche di Mauro Lunelli, i falsi profeti della domenica si devono ricredere sulle capacità dei 'montanari' di creare capolavori battendosi alla pari, con i grandi che hanno scritto gloriose pagine di storia enologica...oltre che di vita, e spesso li superano, senza vantarsene".
(Mauro Lunelli mi spiega, in cantina, il successo delle bollicine Ferrari )
“Siamo propensi che, vista la severità dei Lunelli, e la pignoleria di  Mauro che ne è creatore e artefice, dopo i minuziosi esami, da Ravina di Trento si dà il via, solo se tutti i parametri qualitativi sono soddisfatti, di là di ogni elemento di partenza che la natura, in stagioni giuste, garantisce. Mi sarebbe piaciuto conoscere i giudizi sulle varie opere dei grandi artisti, come Leonardo o Michelangelo, che una volta affermata la loro superiore arte, non dovevano certamente sottoporre ad esami ulteriori le oro opere. Anche se la natura, qualche volta, poteva giocare brutti scherzi anche a loro, come capitò a Leonardo nel suo tentativo di creare il grande affresco sulla Battaglia di Anghiari (1440). Anche Mauro Lunelli, quando la stagione non garantisce una materia prima 'nobile e nobilitante', non se la sente di firmare bollicine di tal fattura. Pazienza! Per qualche stagione le bollicine di classe firmate Ferrari, non saranno disponibili per i numerosi degustatori che sono in attesa in giro per il mondo. La rarità non è una questione di tattica o di strategia di marketing. I Lunelli si garantiscono, garantendo solo una qualità superiore per quanto riguarda la loro opera più importante e impegnativa che incanta i sensi anche dei più esigenti degustatori di professione. (Mauro degusta e cerca di capire se il risultato è il massimo atteso o preventivato)
Dopo Mauro, enologo severo e di raffinata cultura enologica, i Lunelli fanno riferimento a Marcello, 38 anni appena compiuti, successore di Mauro Lunelli nel ruolo di enologo numero uno della Ferrari, ha un’esperienza da veterano, maturata prima sui libri e poi sul campo, ovvero in cantina e nella vigna, in mezzo mondo, California e Sud Africa compresi. E, ovviamente, alla Ferrari, accanto allo zio.
La prima formazione Marcello Lunelli l’ha avuta all’Istituto agrario di San Michele all’Adige, laureandosi poi in scienze agrarie con 110 e lode all’Università di Milano. Agli studi hanno fatto seguito le esperienze all’estero per approfondire, in particolare, le nuove tecnologie nella creazione dello spumante metodo classico.

Alla Ferrari dal 1995 come vice responsabile tecnico delle Cantine Ferrari e responsabile tecnico, dal 1998, della Distilleria Segnana, Marcello Lunelli si è sempre molto impegnato nell’associazionismo, come dimostrano gli incarichi di ieri e di oggi. E’stato presidente del Gruppo giovani industriali di Trento, ed è il numero due dell’Agivi, Associazione italiana giovani del vino. Sposato, una figlia, il neo responsabile della produzione Ferrari è anche presidente di Format, una società di formazione che fa capo all’Associazione industriali di Trento, e siede nei consigli di amministrazione dell’Unione italiana vini e della Confederazione italiana della vite e del vino.”

“Mio il giudizio, mia quindi la responsabilità di quanto dichiaro, avendo maturato nella lunga esperienza cognizione e un po’ di sapere sul vino, ad esempio anche con Perlè i Lunelli si presentano al mondo degli esigenti frequentatori di locali dove questo nobile spumante è reperibile,  come un riferimento importante.
Ha caratteristiche che eguagliano quelle di molti Champagne pur essendo proposto con prezzi che non solo non sono eccessivi ma talmente giusti facendo del Perlè le bollicine che hanno il miglior rapporto qualità prezzo. Ciò non è poco sapendo che molti offrono a prezzi esagerati Champagne e qualche spumante classico che come qualità e ‘appeal’ non si avvicinano neanche, al Ferrari Perlè.
La nostra Degustazione a ‘campo aperto’ ha confermato questa nostra tesi, che oltretutto è frutto anche di personali convincimenti.
( Nella foto, sotto, AQL mentre degusta un Perlé offerto da un 'patron' di un locale raffinato )
Potremmo dire con il saggio, accennando a Perlé e alla sua nobile classe che: ”Dalla virtù la nobiltà procede”. Tanto è l’impegno e la nobiltà d’intenti dei Lunelli che aiutano la naturalità degli eventi, dando una virtuosa mano alla natura per raggiungere il meglio, e spesso il massimo che gli umani, in genere, possono raggiungere."

Termino dicendo, che pur senza scimmiottare la stampa internazionale, visti i nostri giudizi datati, Giulio Ferrari e soprattutto Perlé, ha meravigliato, oltre il pensabile, l'intero staff che mi supporta al momento delle degustazione, e che voleva assegnare il massimo dei voti, che normalmente come simbolo di valore  diamo un certo numero di 'SOLI D'ORO' ( da “2” a “6 + l'eccellenza” ).

Prima che altri, di altre contrade e continenti si accorgano come noi ci accorgemmo al primo impatto, che Perlé, senza minimamente confrontarlo con il ‘Giulio Ferrari riserva del Fondatore’, merita per la sua qualità superlativa, e il suo eccezionale, se non unico, miglior rapporto qualità/prezzo, almeno "Sei Soli d'Oro + una Eccellenza", sussurrata sottovoce per non creare gelosie.
Complimenti, comunque, per questa nuova affermazione, da parte mia e della Redazione di OIFB.

Nel far degustare il Perlè, alcuni mesi fa, coinvolgendo una piccola schiera di consumatori-amici  esigenti, abituati a bere normalmente Champagne di grande qualità, rimasero di stucco per le preziosità olfatto gustative. Ne sarebbero stati convinti anche molti "Maestri di Cuvée" tra i più severi della terra di Champagne che mi onorarono facendomi degustare le loro 'primizie' nei tanti viaggi fatti a Reims o ad Epernay.