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Successo su quasi tutti i fronti per MIA 2008 RMINIFIERA

MIA 2008 indagine conoscitiva
Realizzata dall’Osservatorio per avere un quadro, quanto più credibile, dei giudizi espressi da target interessati all’operazione "Mostra Internazionale dell’Alimentazione"









Come annunciato, sul finire di Febbraio, abbiamo messo in onda, su OIFB, una nostra indagine rivolta ad un target numericamente ristretto di addetti ai lavori scelti e individuati tra alcuni dei nostri target ( che sono ben 12 ) selezionando un certo numero di nominati di  ‘addetti ai lavori’, scelti tra quelli che da anni seguono il nostro media, aggiungendone alcune centinaia scelte a caso tra i presunti potenziali visitatori-operatori dei settori Food – Beverage – Equipment, o supposti addetti ai ‘lavori’, sempre nostri ‘lettori’, compresi alcuni Enti raggiunti dalle nostre news letter.
Si può osservare il risultato collegandosi con il link http://www.oifb.com/statistiche_elenco.asp  della pagina delle indagini, scegliendo quella riferita a Mia 2008, mandata in onda non a ridosso del periodo della fiera ma dopo una quindicina di giorni, lasciandola aperta, poco più di una settimana, quindi disponibile per  chi volesse partecipare alle risposte.

Al termine della chiusura dell’indagine sono state registrate dall’OIFB Data Center di Panamà City, e aggiornate in tempo reale, 688 risposte, percentualmente abbastanza elevate rispetto al numero dei selezionati per le risposte, secondo un’esperienza statistica del nostro portale. Purtroppo, per quanto riguarda l’attendibilità o la spontaneità dei giudizi, non è dato a sapere con certezza matematica. Capita identica cosa nei costosi sondaggi fatti per la TV, a proposito delle dichiarazioni di voto, giacché i sondaggisti dichiarano sempre che un conto è ciò che si dice, altro è la decisione al momento del voto effettivo. Questo vale anche per i sondaggi che cercano di interpretare tendenze nei consumi, specie alimentari, interrogando per strada cittadini ‘ordinari’. Sappiamo che queste indagini non sono affatto determinanti per capire cosa poi ‘bollirà in pentola’, giacché il sondaggio reale sarebbe quello ‘a vista’, potendo osservare il comportamento del consumatore nell’attimo che agisce sotto l’impulso, spesso non scontato, della decisione finale d’acquisto. 

Tornando alla nostra indagine, per quanto concerne le domande, alcune delle quali decisamente scontate,  se non ovvie, gli aderenti che avevano ricevuto una ‘news letter’, con  l’invito a partecipare, erano costretti, comunque, a rispondere a tutti i gruppi delle domande;  in caso contrario avveniva il blocco della scheda-risposte.

Ora i numeri, per avere un quadro più o meno vicino alla realtà 

Il 35,61%, ha ‘dichiarato’ di essere ‘Ristoratore’. Non sappiamo certamente a che livello, poiché le ‘news letter’ di richiesta di adesione, sono state inviate ad un numero maggiore delle varie categorie dell’ospitalità a tavola o al banco.
Alcuni sono certamente dei professionisti di prestigio, spesso titolari di realtà conosciute e apprezzate. Comunque si tratta sempre di operatori del settore che concorrono a fare numero e incrementare le quote percentuali dei consumi, in generale.
Il 7,85% è indicato come ‘Espositori’, scelti tra le migliaia abituati da tempo ad esporre in più fiere specializzate, quindi attendibili e critici nei loro giudizi, anche se possono essere viziati da particolari elementi che non inficiano, comunque, la credibilità generale.

Il numero più elevato di adesioni ( 50,58% ) è rappresentato da soggetti che hanno dichiarato di essere ‘ operatori commerciali ’ del settore, vale a dire produttori, venditori, importatori, distributori o gestori di qualche attività legata al Food & Beverage.
Sotto la voce opinionisti ( 6,30% ) vi sono operatori dell’informazione, in generale, esperti di comunicazione, titolari di agenzie di PR, ecc.

Da parte di OIFB, le ‘news letter’ erano state inviate solo ad una trentina di operatori della comunicazione.
Il 47% dei soggetti ha dichiarato che frequenta RiminiFiera da 3 a 5 anni, ma sono ben 274 quelli che la frequentano da più tempo, con una media del 39,83%.

Interessante la ripartizione delle riposte alla domanda sui motivi della loro presenza al MIA 2008. Nell’ordine: il 90,99%, sono motivati dal desiderio di conoscere, osservare, capire, forse, dove sta andando il settore.
Il 72,09% per interesse professionale (operatori del settore). La curiosità di vedere, scoprire, o rivedere, ha interessato il 30,01%.
Il 32,12% semplicemente per incontrare ‘in fiera’ i loro fornitori abituali, o parte dei fornitori.
Il 22,24% ha interessato il reparto ‘vendite’ in quanto i ‘visitatori’ erano disponibili anche a firmare qualche ordine per spuntare agevolazioni o convenienze di altro genere.

Come si può notare molti avevano più motivi, lo dimostrano le elevate percentuali complessive. Ciò sta a dimostrare che molti hanno scelto più risposte  tra le sette disponibili, e naturalmente nessuna è in contrasto con le altre.
Importante il quesito posto ai vari target: "Quali i motivi che vi fanno scegliere MIA rispetto alle altre mostre del settore?"
Crediamo che queste risposte, siano un metro ideale per giudicare il successo o semplicemente l’interesse di molti operatori e visitatori.  Appare chiaro il richiamo di questa Mostra riminese del Food & Beverage, con il suo complesso ventaglio di proposte, con un occhio non solo al prodotto ma ciò che il prodotto attiva per il suo iter o ‘viaggio’ dalla produzione, alle tecnologie delle varie lavorazioni, e infine verso il consumo da parte dei vari target di consumatori.
Salta all’occhio il 99,85% che sceglie di ‘premiare’ tra le altre cose “La funzionalità degli spazi espositivi”, ma, fatto nuovo, rispetto a molte altre attività nelle quali si incontrano consumatori-clienti con gli addetti a far funzionare ogni dettaglio logistico, dando supporto e chiarimenti per facilitare ogni piccola operazione necessaria per trovare ciò che il visitatore cerca.
E’ sottinteso che gli spazi espositivi sono poi supportati dalla logistica dei servizi adatti per ogni esigenza personale dei numerosi visitatori od operatori. E’ buon segno che a Rimini Fiera è premiata con il 91,85% che sceglie di riconoscere validi, e non è un aspetto.marginale, .lo “Stile e  l'accoglienza  da parte degli addetti”. Di ciò siamo convinti anche noi dell’Osservatorio, che, girando il mondo delle Mostre e Fiere, a volte veniamo trattati come dei ‘rompi’…

 “Alla fine della fiera?” si chiederà chi vuole una conclusione pratica, e magari di personale interesse. Crediamo che chi ha a che fare con il pubblico se si comporta bene trova soddisfazione nel riconoscimento dei tanti che affollano queste manifestazioni.
Rimini Fiera può vantarsi di questo ‘riconoscimento al merito’.
Siamo ora felici di poter notare che ciò che pensiamo noi di RiminiFiera e di MIA 2008, è condiviso da positivi giudizi dei partecipanti che hanno riSposto alla nostra indagine al quesito: "Quale è il vostro giudizio di massima. Esprimetelo con un punteggio da 4 a 10/10 + Eccellenza, come votazione massima." Questa ha trovato d’accordo il 22,09%, mentre il 56,40% ha riposto con “Ottimo e 9/10” , non male, anche perché 10/10 più Eccellenza, è cosa rara per queste manifestazioni. 1l 17,15% ha espresso un “Molto buono  e 8/10.

Da notare che il voto più basso: “Discreto e 7/10”, che rappresenta solo il 4,36% non inficia la percentuali espresse per i voti alti o altissimi…fino all’eccellenza.
Abbiamo voluto, impegnare i partecipanti al voto, in due quesiti tra il positivo (quindi eccellente) e il meno positivo.
Il 95,78% ha premiato Pianeta Birra, facile da coinvolgere e da memorizzare lo scenario festaiolo del bere, o scoprire tante birre, ma soprattutto per il valoro degli espositori presenti.
Ma è il settore del Food & Beverage ad aver soddisfatto il 100%, anche se poi nel quesito ultimo, il settore ha ‘meritato’  velate manchevolezze, marginali comunque e soprattutto, forse previste, come quella di scarsa presenza di alcune tipologie di prodotti.
Comprensivo il fatto che il 65,84% ritiene che alcuni settori sono meno rappresentati, come è il caso del vino, ma MIA  n            on vuole, né può, giustamente, far concorrenza a Vinitaly o a Bordeaux. Il vino è uno dei tanti prodotti dell’intero settore del mangiarbere.
Insomma l’indagine ci conforta come Osservatorio del Food & Bevarege impegnato anche nelle tecnologie e nei complementi che sono importanti per l'intero settore.

Sono confortato personalmente essendo un non ‘timido supporter’ di questa immaginifica ‘piramide’ di energie e intelligenze, fatta di donne e uomini che sono sul banco di regia e a vari livelli, sul campo del quotidiano lavoro per far si che Mia diventi sempre più riferimento degli operatori di casa nostra e di ‘fuorivia’. Intanto noi ve lo auguriamo per la prossima edizione di MIA 2009 e seguenti.
A ‘Bocce ferme’, come si dice, e ‘fuori dalle emozioni’ che si provano girando per gli stand. Infatti questo speciale non è cronaca ma è postumo ‘diario’ di accadimenti e sensazioni sollecitato dalla nostra indagine per avere il conforto dell’altrui giudizio...immaginando un futuro ancora più roseo, a partire dal 2009.

Ora un breve filo diretto tra l'Osservatorio Internazionale Food & Beverage a due dei manager tra i più impegnati per la riuscita delle manifestazioni protagoniste del nostro "Speciale".

TRE DOMANDE A PATRIZIA CECCHI, DIRETTORE BUSINESS UNIT 1 DI RINI FIERA DA CUI DIPENDONO LE FIERE DEL FOOD & BEVERAGE

- Quando e come avete capito che il futuro della ristorazione era nel fuori casa? 
Quasi tutte le fiere di Rimini sono nate per la fortissima domanda del canale fuori casa. Tutta la riviera adriatica ha una grande vocazione turistica e si caratterizza per il grande numero di hotel, ristoranti, locali serali, pubblici esercizi in genere. Anche MIA è nata sulla base di questa esigenza (38 anni fa).

- Perché avete, giustamente, aperto le porte alla gdo?
I confini tra prodotti per gdo e horeca sono sempre meno netti, come dimostrano le ricerche sui consumi, condotte negli ultimi due anni. Da quest’anno stiamo investendo molto per portare buyers gdo dai mercati esteri, grazie anche alla recente creazione di una rete commerciale internazionale che conta già una quindicina di rappresentanti in diversi Paesi e che, fin da questa edizione, ci ha già dato le prime soddisfazioni sul fronte gdo.

- Con che obiettivi e quali risultati avete riunito le vostre fiere del food&beverage? 
I nostri visitatori (operatori del settore horeca, grossisti, distributori) hanno interesse per tutto il comparto del food & beverage (dai prodotti per il catering al prodotto ittico, dalla birra al caffè, dalle attrezzature alla logistica). Unendo le nostre fiere abbiamo garantito una panoramica completa agli operatori di questo settore. Le fiere coprono così efficacemente entrambi i target di riferimento: l’area commerciale della rete distributiva e i locali.

TRE DOMANDE A ORIETTA FOSCHI, PROJECT MANAGER DI RIMINI FIERA PER MIA, MSE E PIANETA BIRRA BEVERAGE & CO.

- Da quest'anno c'è anche Oro Giallo, una scelta coraggiosa: come s'inquadra nel vostro contesto? 
Rientra nel discorso che facevamo prima, quello cioè di fornire una visione il più possibile a 360 gradi del settore. Inoltre c'è sempre più attenzione per questo prodotto, per capire meglio le caratteristiche di ciascuna varietà, il miglior utilizzo, ecc...

- Pianeta Birra: qual è il suo futuro? 
Pianeta Birra si evolve di pari passo con l'evoluzione del mercato del beverage. Se inizialmente era un prodotto quasi esclusivamente incentrato sulla birra, si è allargato poi alle acque minerali e ai succhi di frutta, poi al caffè e alle bevande calde, e si prevedono ancora novità per la prossima edizione.

- Quali prospettive per il settore ittico, ben rappresentato da Mse? 
Il settore ittico si sta sempre più organizzando a livello industriale, sia per quanto riguarda la trasformazione e la lavorazione del seafood, sia per quanto riguarda la distribuzione. Per questo motivo Mse sarà sempre più un punto di riferimento imperdibile per gli operatori di questo comparto.

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FUORICAMPO:  I PRO E I CONTRO DI QUASI TUTTE LE MOSTRE

Le mostre e le fiere, almeno in Italia, non tutte hanno sempre goduto di positivi giudizi ed elevata credibilità.
Scrissi il mio primo editoriale sulla rivista Promozione (Mensile di Marketing e Comunicazione) che aveva le manifestazioni fieristiche come oggetto della mia attenzione di ‘indagatore’ sui fatti mercantili che negli anni ‘60 erano ‘pane croccante’ per noi comunicatori.

Dicevo allora, che “l’Italia, purtroppo, pur godendo di favori da parte della storia, della cultura, dell’arte e di alcune intelligenze che hanno prodotto novità, diventate poi routine a livello internazionale, tuttavia, per quanto concerne le fiere, le mostre, i saloni, è ancora afflitto da un “leggero torpore’ alternato a momenti di scarsa lucidità’. quasi generalizzato. che non permette di affrontare le nuove realtà del mercato e del tentativo degli umani di voler aprire la strada alla globalizzazione delle idee, del lavoro e, quel che più conta, degli affari e quindi dei mercati e degli stessi strumenti che il mercato e gli operatori si attendono dalle nuove imprese o dalle idee.
Le Fiere in Italia, definite in alcuni contesti Saloni o Mostre, raramente sono riuscite ad imporsi come polo d’attrazione internazionale ( salvo alcune ) rispetto ad altre, concorrenti di più sponde.
Lo capisce anche uno sprovveduto di marketing, di mercato, di ‘business’,  che troppi organizzatori, o i pochi che si attivano, soffrono ancora di una ‘pervicace insistenza’ nel muoversi, senza seguire un piano nel quale le strategie da adottare siano vincenti. Troppi manager, e alcuni politici, pur disinvolti e acculturati che hanno il compito di organizzare e realizzare, o ‘sponsorizzare’  dei poli fieristici, non si circondano, per gelosia professionale, forse, di collaboratori bravi e magari più bravi e capaci di loro.

Poi troppi manager delle ‘aziende’ o realtà che cercano di affrontare soluzioni per Mostre o Fiere, sono vittime della loro insipienza, e in parte della loro monocultura, che li spinge più a tutelare il loro interesse di carriera o di convenienza spicciola. Meno male, però, che anche nel nostro Paese, qualcosa si muove.
Basti pensare a Verona che organizza alcune fiere che hanno come protagonisti il Vino, i Cavalli e il settore agricolo in generale, e la superspecializzata MarmoMac.
Verona, con le sue mostre o fiere,  può vantare il primato in alcuni settori merceologici e un quasi primato in altre. Torino può vantare di avere un valido e prestigioso Salone dell’auto.
Mentre nella Fiera Campionaria della grande Milano, si può vedere, anche se ora attenuata, la ‘pigrizia mentale’ di coloro che insistono a fare queste edizioni omnicomprensive dove mancano solo le caldarroste o i saltimbanchi, e qualche stand di astrologia, o di speziali di campagna,  e poi lo scenario merceologico può essere completo.
Verrà il giorno che anche Milano cercherà di battere la strada delle sole Mostre Specializzate, quindi frequentate da imprenditori e aziende che espongano le loro produzioni spesso super-specializzate, o tecnologie sofisticate - per aiutare l’uomo a produrre meglio con minor fatica e meno costi - quando non selezioni di Food & Beverage. Questo settore, si che deve essere omnicomprensivo, per soddisfare appieno le esigenze dei nuovi protagonisti della distribuzione organizzata o degli operatori dell’ospitalità a tavola: 

Altrove un po’ di buio, mentre si assiste, impotenti. alla nascita di fiere, a mostre e mostriciattoli, che spuntano come funghi, molte di queste definite anche ‘internazionali’, e di internazionale, spesso, c’è solo il manifesto o i materiali cartacei promozionali che ‘parlano più lingue.”
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Il servizio continuava con l’intervista a grandi manager o amministratori delegati di aziende, leader nei rispettivi settori, che esprimevano gli stessi nostri dubbi anche se erano speranzosi che anche in Italia si realizzassero, finalmente, alcuni poli fieristici per promuovere tecnologie e beni industriali, artigianali e del settore agroalimentare dove il ‘Made in Italy’ avrebbe potuto trovare un palcoscenico ideale per promuoversi e nello stesso tempo vedere cosa fanno gli ‘altri’, di altri Paesi e continenti, senza doversi imbarcare in viaggi, magari perditempo.

Rimini Rimini !!!

Sfogliamo velocemente i fogli del calendario arrestandoci sul finire del II millennio, che in una piccola cittadina della terra di Romagna, avvezza al culto dell’ospitalità e del turismo con il miglior rapporto qualità/prezzo, non ubriacata dal Lambrusco né dal piacere della ‘bella vita’ ha portato la sua Fiera ad essere palcoscenico tra i più funzionali e prestigiosi d’Italia, e in seguito, affermatasi sempre più, anche d’Europa con alcuni saloni, come il collaudato Salone Internazionale delle Tecnologie e dei Prodotti della Pesca per il Mediterraneo, in sigla: MSE Seafood & Processing. Scorrendo alcuni temi trattati nel corso degli ultimi due o tre anni, si ha l’impressione di essere in un Salone avveniristico giacché quello che conta nelle mostre o fiere specializzate, è un tentativo anche di far assaporare il fascino del divenire di ogni attività, almeno nelle trattazione, con l’attivazione di convegni mirati alla ricerca settoriale, per anticipare, anche solo come ipotesi, il destino dei vari settori merceologici.

Dove però RiminiFiera merita di prendere la palma è con Mia, la migliore Mostra dell’Alimentazione in Italia:. In questo palcoscenico fieristico si cercherà di  esplorare tutti i campi nei quali il cibo per l’uomo si diversifica a seconda del tramite che lo porta dalla produzione al consumo in casa e soprattutto fuoricasa.
Qualcuno di OIFB ha una certa esperienza , come qualcuno che da più decenni, o da una vita, s’interessa al cibo come elemento protagonista che per giungere dalla terra alla tavola, o sarebbe più giusto dire ‘sotto i denti’ del consumatore finale, viene raccolto, prodotto, veicolato, subendo lavorazioni che hanno raggiunto quasi la perfezione tecnologica. Basti pensare alla surgelazione,alla conservazione in atmosfera controllata, o modificata dei cibi, o materie prime alimentari variegate, che sono elemento importante per la composizione anche di piatti pronti per essere consumati nei locali.
Ad esempio la ‘pausa pranzo’ in molti di questi luoghi che si affollano sul far del mezzogiorno, o giù di lì, sta diventando il momento più interessante, al quale partecipano per renderla piacevole e attrattiva, molte attività imprenditoriali.
Queste realtà dedicano al cibo e al bere, quindi al ‘food & beverage’, investimenti, ricerca, tecnologie, e soprattutto una logistica che garantisce la salvaguardia della qualità di partenza igienico-sensoriali.
l tutto per gratificare qualche decina di milioni di soggetti che fuoricasa passano gran parte della loro vita quotidiana, almeno diurna, consumando milioni di pasti, definiti  ‘veloci’, per una questione di tempo disponibile, ma tali da far giustizia facendosi apprezzare con i sensi olfatto-gustativi ancora all’erta, quindi esigenti e pretenziosi, gratificando i materiali piaceri dell’uomo, con tutte le sue attese.

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IL PUNTO DI AQL

A PROPOSITO DI FIERE E MOSTRE PER COMPRENDERE IL SUCCESSO DI MIA 2008 A RIMINIFIERA CHE AFFRONTERA’ LA PROSSIMA EDIZIONE 2009 CON FIDUCIA PER NUOVI SUCCESSI

A proposito di giudizi, di doveri, e diritti di cronaca credibile a vari livelli

Mi prendo la responsabilità di essere, anche se fuori ruolo, quindi non autorizzato, né investito ufficialmente, una specie di ‘testimonial’, scrivendo in gran parte questo breve Speciale, lasciando ai miei collaboratori di supervisionare ciò che andrò a redigere, per evitare che la testimonianza sia viziata dalle mie positive esperienze in fatto di Fiere, Saloni, Mostre, e perché no,  mostriciattoli, giacché di questi ultimi  ve ne sono tanti in giro per le italiche contrade.
Mi dichiaro nato ‘plebeo’, ma ne spiego tra poco il termine per evitare che i ‘livorosi’ (di qualunque censo, ideologia o potere ) giudichino negativamente questo mio democratico atto di ammirazione per RiminiFiera che non è certo come Milano, Francoforte, Colonia, Dusseldorf, Monaco, o Hannover che è poi la più grande del Mondo, e di fronte alla quale anche la ‘nostra’ Milano si deve inchinare, almeno per ora. RiminiFiera con Mia è un’altra cosa.
Non certo per partito preso, ma per convinzione, oggi nel mio cuore di comunicatore c’è Rimini. Non credo di fare un torto ai tanti altri, capifila di Mostre e Fiere, alcune anche prestigiose, se oggi, per merito anche di Rimini Fiera e del Food & Beverage e Pianeta Birra, che sono organizzati con maestria, sono affascinato da questa goliardica e operosa cittadina romagnola, celebre e celebrata da turisti bavaresi o inglesi o di altre patrie europee, che ha solo poco meno di 128.000 abitanti.
Tornano a suo vantaggio  i dati che abbiamo rilevato, e per il suo ruolo specifico di Rimini capitale moderna, nel suo modo di gestire le Mostre. Pur cittadina ( e  non metropoli ), come risulta da statistiche più o meno ufficiali:  “esistono sul territorio del comune 2.537 attività industriali con 9.520 addetti pari al 14,87% della forza lavoro occupata, 4.846 attività di servizio con 13.998 addetti pari al 21,87% della forza lavoro occupata, altre 6.569 attività di servizio con 30.011 addetti pari al 46,89% della forza lavoro occupata e 631 attività amministrative con 10.473 addetti pari al 16,36% della forza lavoro occupata.”

Ma la più prestigiosa attività di Rimini, è senz’altro RIMINIFIERA che è uno ‘Spazio per business’, come recita il Logo ufficiale.

Prima di andare oltre spiego il mio concetto di ‘plebei’, che spiegato da altri, più colti e preparati di me, a volte più plebei dei ‘plebei’ romani del tempo dei Cesari, questi, infatti, finirono per diventare ‘copotenza’ romana. Da molti, erroneamente, sono stati etichettati come ciurmaglia, bassoceto, povericristi, insomma una ‘feccia’ rispetto ai ‘patrizi’. In realtà lo stesso Cesare ebbe bisogno di questa ‘feccia’ per vincere molte battaglie e diventare una potenza, dominatrice del Mediterraneo e oltre.

Questo preambolo serve per far comprendere che, pur di umili origini, non mi sento al servizio di alcuno, anche perché sono stato, dal punto di vista del mio poco ‘sapere’, premiato da più culture in giro per il mondo.
Volevo evitare la polemica ma voglio salvaguardare, anche in futuro, se mi sarà possibile, i miei giudizi su Rimini, sui romagnoli e soprattutto su  MIA 2008.
Tra cronaca, storia, riflessioni e accadimenti

Non è sempre facile scrivere di cronaca o di accadimenti che avvengono in provincia, spesso snobbati dalla cronaca ufficiale, ìnserendo i propri giudizi (critiche o elogi). Mi è capitato, di essere ripreso da individui che hanno come passione quella di essere ‘contro’, comunque, senza esplorare se ciò che hanno letto può somigliare, almeno un po’, alla pura cronaca.
Qualche anno fa, inaugurando il portale principale di OIFB, tra le centinaia di pezzi, tra cronaca, storia e riflessioni, scrissi dei toscani e soprattutto dei nobili che in toscana hanno recato, e recano ancora prestigio al settore agro-alimentare, parlandone, forse troppo bene.
Mal me ne colse, giacché ricevetti, oltre a  qualche ‘conforto’, una trentina di rimproveri e qualche accusa di servilismo nei riguardi della classe patrizia toscana, dalla quale ebbi ufficiali riconoscimenti come comunicatore ‘specializzato’, e non solo in quanto direttore di Agricoltura 2000: una delle cinque testate da me fondate e dirette per qualche anno, fino al mio lento distacco dall’editoria specializzata, ma anche per i molti saggi che erano diretti ad un certo ‘ceto’ culturale.
Traggo da uno dei miei servizi sui Frescobaldi,  un paragrafo tra quelli criticati dai plebei forzati.

”Che i Toscani, siano gente ‘tosta’, tutti naturalmente, nobili e plebei, contadini e principi, mercanti e banchieri, tessitori e vignaioli, più che leggerlo nelle cronache, spesso controverse, bisognerebbe immaginarlo, o convincersene, frequentando questa ‘razza’ che un toscano Doc come Malaparte definì nel suo libro del 1956: ‘Maledetti Toscani’. Un atto d’orgoglio sottopelle, o forse un’ipotesi di rivalsa, come mi confessò un suo amico per la ‘pelle’ il giorno che ebbi la fortuna d’incontrarlo al Caffé Greco di Roma, del quale non era comunque un habitué, ma quella mattina m’inondò di malizioso sapere su Malaparte, e ne tenni conto.
I Toscani e i fiorentini in genere, mi hanno sempre messo in confusione per via del loro trascorso storico, che ce li fa apparire come una razza a parte, rispetto alle altre italiche genti.
Che Firenze e i fiorentini siano stati sempre all’avanguardia in molti campi, è fuori discussione. Che lo siano stati anche in fatto di creatività e potere, lo narrano le cronache severe, redatte da affidabili storici.”
Fui accusato, per queste inezie,  di essere servo e ruffiano dei nobili in generale.

 Ora basta col ciarlare, e inizio a  scrivere di Mia 2008, esplorando in breve il settore agro-alimentare e nello specifico il Food & Beverage  che la Mostra riminese vuole promuovere. Settore del quale sono stato per qualche decennio 'scrivano' impegnato, anche con qualche successo.
Dico subito che Rimini Fiera, con Mia, può diventare ancora di più palcoscenico e piattaforma per promuovere il ‘Made in Italy’ dell’agro-alimentare, ma soprattutto del Food & Beverage, come Verona con Vinitaly che è assurta, quasi, a capitale europea del settore, anche se ha concorrenti abili e prestigiosi nel resto d’Europa.

Per comprendere le difficoltà che bisogna superare per essere e rimanere leader nel settore fieristico ‘superspecializzato’, vorrei dare un breve sguardo al settore fieristico  in Europa, traendo da uno studio apposito alcuni dati più significativi che mi trovano d’accordo, anche se i freddi numeri non sempre danno ragione ai fatti concreti. 

 “Quello fieristico è un settore in costante crescita, che in poco più di vent'anni - dal 1987 ad oggi - è passato ad ospitare da 150 ad oltre 190 eventi: tante sono le manifestazioni fieristiche di livello internazionale in Italia. Rispetto al resto d'Europa, il nostro Paese occupa una fetta molto rilevante (25%) di quota di mercato, che lo colloca al secondo posto, rispetto alla Germania, con il 37%. Lo confermano i dati dell'Osservatorio Fiere Cermes-Bocconi: nel 2006, infatti,  in Italia, si sono svolte 194 manifestazioni fieristiche internazionali (800 quelle complessive in Europa), con 4,7 milioni di metri quadri (18,5 è il dato europeo) di superfici affittate e oltre 90mila espositori diretti totali (430mila in Europa).
Attualmente il 78% delle manifestazioni internazionali si concentra in tre regioni: Lombardia (36%),Emilia-Romagna (26%) e Veneto (16%). Dal 2000 al 2007, c'è stata anche una forte crescita della superficie espositiva determinata innanzitutto dalla realizzazione di nuovi grandi quartieri (Milano e Roma) o dall'ampliamento di quelli esistenti (molto più che da una proliferazione di piccoli centri fieristici).
In Lombardia la superficie espositiva coperta è aumentata del 53%; nello stesso periodo, c'è stato  un aumento del 20% per l'Emilia-Romagna con gli ampliamenti di BolognaFiere, Rimini Fiera e Fiere di Parma, e del 31% in Veneto in particolare con Verona. Da rilevare anche la variazione positiva registrata per la Campania (+50%), la Toscana (+45%) e il Lazio (+30%).
Uno sguardo ai settori trainanti: al primo posto, per superfici espositive, si conferma quello dell'abbigliamento e della moda, seguito dall'alimentare; al terzo posto le costruzioni. Da segnalare inoltre una nuova tendenza, immediatamente raccolta e sviluppata dal sistema fieristico internazionale italiano: lo sport e il tempo libero. Per quanto riguarda la concentrazione degli organizzatori, i primi cinque sono il Gruppo Fiera Milano Spa (con una quota del 13% rispetto alle aree locate); in Emilia-Romagna il Gruppo BolognaFiere (con l'8%), Rimini Fiera Spa (con il 6%) e con Fiere Parma rappresentano una quota di oltre il 15%; E.A. per le Fiere di Verona (8%) e COSMIT Spa (5%) di Milano.
Per quanto riguarda le città che ospitano le manifestazioni internazionali al primo posto si colloca Milano con il 27% degli eventi, Bologna (10%), Rimini (9%), Verona (7%), Bolzano (6%)".

Interessandoci, in questo nostro Speciale, di  MIA 2008, partiamo dal presupposto che i comparti  agro-alimentare e agro-industriale rappresentano il 12,9% rispetto agli altri settori, con la moda salita al primo posto. L’Italia è il Paese che come numero di manifestazioni li batte tutti, almeno come volume, il valore lo giudicano gli espositori.
Vi trascrivo il link delle fiere nel mondo: http://www.fierenelmondo.it/

IL CONTROPUNTO

Non è facile, con questi scenari super affollati, diventare protagonisti nell’universo fieristico internazionale del settore Food & Beverage e aggregati, specie per i consumi fuori casa,  ma RiminiFiera, anche se non ha tanti decenni di esperienza, rispetto ad altre storiche fiere europee, spesso secolari, con Mia 2008 ha ormai raggiunto un’età adulta, ma sarebbe più giusto dire ‘età della completa maturazione’, anche se si dovrà prestare attenzione all’evoluzione degli interscambi culturali,  e degli stili di vita, per quanto concerne il Food & Beverage.
Chi avrebbe mai immaginato, solo alcuni decenni fa, che ci saremmo dovuti confrontare con i ‘piatti pronti’ per andare incontro alle nuove esigenze di milioni di consumatori che alla ‘Pausa pranzo’ affidano la propria ‘sete’ di consumare un pasto e bere qualcosa in breve tempo, senza tradire le proprie attese come ‘individui’ che hanno i sensi sempre pronti a giudicare, quindi assolvere o condannare, per quanto concerne la qualità delle singole razioni proposte.
                                                                                                                                                                
In breve, accenniamo a come si è evoluto,  il bisogno di soddisfare gli appetiti, con il poco tempo a disposizione che hanno milioni di persone sul far del mezzogiorno. A tal proposito credo che a Milano, gli operatori dell’ospitalità a tavola o al banco-bar, all’ora canonica del ‘pranzo’ o ‘spuntino’ del mezzogiorno, si siano dovuti inventare un ‘sistema’ pratico, per offrire non solo agli ‘operai’ o impiegati di prima fascia, ma anche a quelli, che avendo più disponibilità, frequentano ristoranti, trattorie, pizzerie o tavole calde e fredde, e i soliti bar, dove possono trovare, pagando magari qualcosa di più, anche il soddisfacimento non solo della razione calorica per andare avanti, ma anche soddisfare un certo edonismo.
Nonostante le tante distrazioni che la vita e la società offrono, il piacere del cibo, anche quello assunto forzatamente in razioni e tempi di consumo non sempre programmati o auspicati, né in sintonia con il proprio desiderio, tuttavia è ancora un ‘rito’  che può far raggiungere la soddisfazione del piacere.
Come asseriscono molti ‘filosofi del piacere’ e dei sensi in generale, ciò “rappresenta un elemento essenziale per l'armonico sviluppo psichico dell'individuo”. Insomma, mangiare e bere, anche se forzatamente in modo veloce e senza tante possibilità di scelta, è ancora un fatto di personale ‘edonismo’.

Ecco, allora, che anche il proporre  razioni del mangiarbere oggi, non può essere una burocratica ‘soluzione’, assemblando proteine, carboidrati e lipidi magari seguendo i consigli di qualche praticone o dietologo amico. Per gli operatori del settore, è un costante impegno per trovare soluzioni giuste, sia come tipologie di piatti, sia pronti, sia da confezionare nel modo abituale che è proprio della buona ristorazione tradizionale.
Il Food & Beverage, nel suo insieme, per giungere al consumatore finale percorre due strade principali: una rappresentata dai negozi di alimentari, o dalle strutture della GDO, per soddisfare i consumi domestici, l’altra formata dagli operatori Horeca ma sarebbe più giusto dire consumi extradomestici, giacché questo variegato mondo dei consumi non si avvale più, soltanto di hotel, ristoranti, caffetterio o bar, tradizionali, ma sono nati, e si sono affermati, molti nuovi locali, sia come tipologie di strutture, sia come proposte, sia come target di frequentatori.

Da qualche decennio su stampa, radio e TV, non si fa che parlare di gusto, di ricette, di ristoranti, di cibi rari e costosi, con i consigli di molti che magari non hanno mai visto un fornello o eseguito l’iter per realizzare, con successo, una razione per soddisfare l’apparato olfatto gustativo del soggetto deputato a consumare una determinata pietanza o piatto.
Ma per l’operatore della ristorazione tradizionale, che ha ormai come scenario locali di ogni grandezza e livello, con relativi prezzi, o i buyer delle Gdo che si devono preoccupare di rifornire i display di prodotti da consumare dopo una certa elaborazione più o meno ‘impegnativa’, o venderli già cucinati nel reparto di gastronomia, non è facile avere successo se non si specializzano, fornendo prodotti, pronti da essere consumati o da elaborare per formare razioni complete, ma devono essere sempre pronti a seguire il mutamento, e i nuovi stili del consumare, che dipende da molti fattori.

RiminiFiera, con Mia e le cinque Fiere proposte per gli specialisti del Food & Beverage, sono palestre dove apprendere, conoscere, e soprattutto cercare di comprendere dove va il mondo dei consumatori che si servono dei terminali delle due opportunità di consumo: in casa e fuoricasa.

Non siamo solo noi dell’Osservatorio Internazionale Food & Beverage, ad essere convinti che Rimini Fiera ha finalmente superato il lungo iter di un severo tirocinio, al termine del quale, con Mia, ha raggiunto la metà auspicata. Un  successo che era programmato, sperato e atteso con fiducia dai protagonisti di questa Mostra frazionata in più fiere, per rispondere appieno alle esigenze delle variegate tipologie merceologiche  messe in mostra in questa palestra, visitata da specialisti, operatori dei settori affini, e dai responsabili che hanno il compito non solo di far quadrare i conti ma anche di soddisfare i vari target di clienti-consumatori, innovando ogni operazione necessaria, non solo per conquistarne dei nuovi, ma fidelizzarli dopo la fatica di averli conquistati.

Senza esagerare, specie per alcuni settori, posso concludere che RiminiFiera, con Mia può rappresentare per gli specialisti, un’annuale sessione per aggiornarsi, e comprendere ogni dettaglio delle novità che servono per avere successo in questo universo globalizzato nel quale le idee, gli accadimenti , e le azioni da intraprendere, sono alcuni dei segreti che aiutano a diventare competitivi in un settore che muta e si adegua per soddisfare le nuove esigenze dell’uomo consumatore di cibo e di bevande.

NOTA FINALE: Affronteremo, tutte le tematiche che interessano il Food & Beverage in generale, soprattutto dove - come OIFB - sentiamo di essere un po' preparati...un po' ma da qualche decennio e prima di molti altri specie in alcuni settori non marginali.