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ANCHE IL VINO NEL CARTONE

 Con un decreto firmato ad inizio agosto dal ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, viene ora autorizzata, la possibilità di confezionare i vini a denominazione di origine controllata (DOC) in contenitori alternativi al vetro, in particolare nei cosiddetti “bag in box”. Da questa possibilità, sono però escluse le DOCG e le DOC più selettive e cioè quelle designabili con l’indicazione della sottozona, della menzione “Riserva”, “Superiore”, “Vigna” e delle altre menzioni tradizionali.

 Il sistema Bag in Box è un metodo di confezionamento dei liquidi innovativo ma ormai ampiamente adottato in tutto il mondo. Questo contenitore è composto da un otre-sacca (“bag”) in materiale flessibile (plastica o alluminio), contenuto in una scatola (“box”) di cartone. Nel momento in cui l’otre viene riempito della bevanda, esso aderisce perfettamente al cartone, formando un insieme compatto e resistente e comunque di minor ingombro e di minor peso rispetto ad altri contenitori. Il contenitore è naturalmente dotato di un apposito rubinetto che, una volta applicato al cartone, consente di spillare volta per volta la quantità voluta mantenendo inalterata la freschezza del prodotto, in quanto, limitando l'ingresso dell'aria, viene impedita l'ossidazione. Inoltre, i materiali in cui viene costruito sono del tutto riciclabili. Questo tipo di contenitore è già utilizzato da tempo nel settore dei vini, in quanto ammissibile per il confezionamento dei vini non DOC ed, in effetti, il suo ingresso sui banchi dei supermercati ha ridotto drasticamente il consumo delle tradizionali damigianette di vetro e dei classici bottiglioni pluri- litro.


 La facoltà di richiedere l’utilizzo del Bag in Box spetta al Consorzio di tutela: la proposta, presentata alla Regione, verrà esaminata consultando gli esponenti dell’intera filiera e prevede dunque un iter di verifica e di concertazione, avviato caso per caso. “Abbiamo preso atto delle richieste del mercato, in particolare della domanda dei paesi del Nord Europa, dove il “bag in box” può essere un utile strumento di penetrazione per il vino italiano. Tuttavia, abbiamo voluto salvaguardare - ha spiegato il Ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia - l’immagine delle nostre migliori produzioni, ponendo condizioni particolarmente restrittive per l’utilizzo di queste tipologie di contenitori”.


La decisione del Ministero delle Politiche Agricole arriva a seguito della richiesta delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano, espressa nella riunione del Comitato Tecnico Permanente di coordinamento in materia di agricoltura nella riunione del 13 marzo 2008. Sul tema sono stati sentiti gli enti e le organizzazioni di categoria del settore vitivinicolo ed è stato espresso parere favorevole dal Comitato Tecnico Permanente di coordinamento in materia di agricoltura della Conferenza Stato-Regioni e Province autonome nella riunione del 23 luglio 2008. Il decreto del Ministero delle Politiche Agricole prevede una proceduta semplificata per la modifica dei disciplinari in modo da permettere ai produttori interessati di poter utilizzare in tempi brevi questa nuova opportunità.


 Sono subito sorte voci contrarie all’introduzione di questo contenitore da parte dei c.d. tradizionisti secondo cui l’immagine qualitativa dei nostri vini è intimamente legata alla bottiglia di vetro con la sua specifica etichetta, mentre l’introduzione di ogni altro contenitore alternativo andrebbe a distruggere l’immagine dei nostri vini. Questo giudizio è alquanto discutibile: l’immagine di un prodotto non può essere decisa per legge vietando o consentendo l’impiego di certi tipi di confezioni piuttosto che altre. L’immagine del prodotto la decide il consumatore che deve però essere lasciato libero di scegliersi le confezioni che vuole. D’altronde un contenitore come quello del bag in box che migliora la conservabilità del prodotto, riduce i costi di trasporti e magazzinaggio, migliora la riciclabilità e lo smaltimento dei contenitori usati e abbassa i costi di produzione e, quindi, il prezzo al pubblico, perché dovrebbe essere vissuto a bassa immagine da parte del consumatore?