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"SUBLIMIS un capolavoro degli Uberti di Franciacorta

Prima di vergare anche solo qualche riga a proposito dell’ultima mia scoperta, voglio ‘vestire’ la breve cronaca recente traendo dalle due pagine che scrissi, per un quotidiano, dedicate alla Franciacorta, solo alcuni paragrafi per narrare le mie emozioni provate già intorno agli anni ’70, quando ebbi la fortuna d’incontrare uno degli ultimi, a diventare proprietario di vigne e di cantine, ma che ben presto salì agli onori della cronaca internazionale, diventato in seguito un outsider, dando il via ad una competizione con quelle realtà collaudate dal tempo e da tanti successi.
Non voglio fare il nome, ma quelli del mestiere intuiscono, e questo basta alla mia correttezza di cronista.
D’altronde non è questo il tema del mio tornare in Franciacorta, giacché voglio parlarvi di una scoperta che ho registrato dopo qualche anno di assenza in quello scenario produttivo che è la Franciacorta.

Come accennato sopra, desidero riprendere alcuni paragrafi di quelle pagine pubblicate il 6 aprile del 1997.
Dieci anni fa quindi, ma ce ne sarebbero di cose da scrivere per avere un quadro completo per narrare il miracolo Franciacorta, che anche se da qualche secolo vi si praticava la viticoltura e l'enologia di qualità è solo di recente che il ‘fatto’ è diventato suggeritore di emozioni che solo per eccezionali eventi vengono attivate.

Di seguito riporto esattamente una parte di uno degli articoli che componevano lo ‘Speciale Franciacorta” a mia firma, al quale s’interessarono molti dei big della produzione franciacortina.



Milano 6 Aprile 1997
“Prima di avventurarci tra le nobili bollicine di questo splendido spumante che nasce nel cuore dalla Padania lombarda cerchiamo di conoscere il territorio che ospita le vigne e le cantine, percorrendo i sentieri del complesso collinare, caratterizzato da piccoli poggi, da costoni assolati sui quali, da oltre trent’anni, gli uomini vincendo la staticità del luogo, da sempre comunque produttivo, hanno rivoluzionato l’habitat facendone un regno ideale per una produzione vinicola di pregio.

La Franciacorta  ristretta è un areale di modeste dimensioni, posta a sud del Lago d’Iseo che documenti affidabili del XIII secolo già denominavano “Franza Curta”.
Se la Francia nel XVII secolo ha avuto il monaco benedettino Dom Pèrignon come creatore del metodo definito in seguito ‘champenoise’, per indicare la rifermentazione in bottiglia dello spumante, il medico bresciano Geronimo Conforto nella sua opera: “Libello dei vino mordaci”, nel 1570 codificava alcune regole per la preparazione dei vini a fermentazione naturale in bottiglia. E' questa la più antica testimonianza sulla produzione del vino “con le bollicine”.
Con la sua produzione ‘specializzata’ la Franciacorta si presenta sul mercato nazionale, ma anche internazionale, con un nome semplice, e soltanto un nome, emblematico di una ristretta zona geografica dove si pratica una tra le più antiche culture vitivinicole della Penisola.
Qui l’arte del fare vino, evolutasi nel tempo, pur nel rispetto di una tradizione, ha un nome che vuol dire prestigio, codificato e protetto per uno spumante che ha unicità anche nelle caratteristiche organolettiche, anche se ogni vignaiolo, e cantiniere, inconsapevolmente calano nella bottiglia un po’ della loro anima.

All’ammucchiata generalista, di  altre realtà spumantiere, il Consorzio dei vignaioli del Franciacorta ha resistito al richiamo delle sirene di un associazionismo strumentale, facendo una battaglia solitaria per ottenere il riconoscimento della denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), che l’abolito e risorto Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali, ha riconosciuto con decreto del 1 settembre 1995.
Tra gli ultimi ad avere il riconoscimento burocratico, ma certamente primo nella qualità, lo spumante Franciacorta, re insuperabile di questo regno vinale, affronta il mercato facendo affidamento sulle proprie forze.

Con il nome “Franciacorta” s’intende una ristretta zona che comprende i singoli territori di 20 comuni ubicati nella provincia di Brescia, come accennato, a sud del Lago d’Iseo.
L’area è delimitata a oriente dalle colline rocciose e moreniche, a occidente dal fiume Oglio, a nord dalle sponde del Lago d’Iseo e dalle ultime propaggini delle Alpi Retiche, e infine a sud dalla fascia subcollinare alluvionale nella direttrice Bergamo-Brescia.

Osservandola a volo d’uccello la zona appare come un anfiteatro morenico formatosi all’epoca della glaciazione ad opera di un enorme ghiacciaio. Lo scenario ricorda alcune zone classiche delle propaggini della Montagna di Reims.
I territori morenici che caratterizzano il territorio hanno una ricchezza di minerali diversi da quelli delle rocce autoctone (presenti da sempre nella zona). que sti costituiscono una risorsa fondamentale in generale per un’agricoltura prodiga ma di grande interesse, e risolutivi, per la viticoltura. I minerali, come abbiamo accennato a proposito delle Belamnite della Champagne, sono determinanti per apportare pregevolezze organolettiche ai vini, che assumono una specifica personalità in fatto di finezza ed eleganza, oltre alla indispensabile leggerezza che deve caratterizzare gli spumanti ottenuti con la rifermentazione in bottiglia.
Non a caso questi elementi minerali fungono come catalizzatori per le reazioni di biosintesi (importante per il Franciacorta l’apporto degli elementi precursori del ventaglio degli aromi).

La struttura granulometrica del terreno, che favorisce lo scolo delle acque in eccesso, è indispensabile condizione per favorire l’allevamento specializzato dei vitigni. ideali per ottenere un vino di qualità.
Oltre alle variegate caratteristiche pedogenetiche dei terreni di Franciacorta, e alle molteplici, positive e influenti condizioni paesaggistiche, sono di capitale importanza per tutta la zona il clima e i microclimi che s’instaurano poiché i freddi venti provenienti dalla Val Camonica vengono mitigati dagli influssi dei laghi, e dalla presenza dei profili collinari morenici in prossimità del Lago d’Iseo.



Se dal nord abbiamo queste fortunate difese, l’umidità, classica della pianura bresciana, è annullata dai venti che spirano dai laghi e non permettono la formazione delle nebbie invernali né gli eventuali ristagni di umidità della primavera e dell’estate. Se la natura prodiga. non certo influenzata dall’opera dell’uomo, si può considerare fortunosa e provvida concessione del vate benefattore, i vignaioli di Franciacorta hanno influenzato in parte l’opera terminale della natura, aiutandola a dare il meglio nell’inconsapevole ciclo che va dalla vegetazione al raccolto finale


Ecco che si chiude il triangolo uomo-ambiente-vitigno nel quale il vignaiolo solitario, o il cantiniere operoso, complice il mistero che avvolge ancora il miracolo della bioevoluzione, crea un capolavoro.
Questo spumante è la quintessenza più sublime: Liquido emblema non solo degli accadimenti naturali pregressi e attuali, ma soprattutto delle fatiche di questi professionisti della vigna e della cantina che vedono finalmente premiate anche le loro aspirazioni.
Ne sono materiale testimonianza gli 8.367.061 di bottiglie, contraddistinte dalle etichette delle singole aziende, e che hanno le ‘fascette’ apposte sul ‘tappo’ come garanzia del rispetto delle severe regole del Consorzio per la Tutela del Franciacorta.





“Vignaioli e cantinieri di razza speciale”, dunque, che operano di stagione in stagione, riponendo speranza in questa terra. Fortunati, perché le loro bollicine si affidano al semplice nome: Franciacorta. Forse per questo, quando iniziai a scrivere di questa terra e degli uomini e donne che vi lavorano, accennai ad un mio ‘aforisma’: “In Francia c’è lo Champagne, in Italia il Franciacorta…Docg, naturalmente”.
Un semplice aforisma. Suggeritomi dalle emozioni provate solo dopo aver degustate almeno una decina di etichette. Quindi non un significato alla Giovanni Papini che lasciò scritto che “l’aforisma è una verità detta in poche parole - epperò detta in modo da stupire più di una menzogna.”  Non volevo stupire ma solo fare cronaca non virtuale delle mie emozioni provate nella Champagne e in Franciacorta. Per essere sincero cronista scrivo, anche, che le provai anche quando ebbi la fortuna di degustare la prima volta un Giulio Ferrari con il quale i Lunelli fanno sognare i pochi fortunati che riescono, nel mondo,  a berne un calice.” 


                                                                                      
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Quanto scritto sopra, è cronaca in parte tratta dalle due pagine che dedicai alle ‘Bollicine di Franciacorta’, e che ho voluto riprendere per essere prefazione ai brevi cenni su una storica famiglia di vignaioli-cantinieri franciacortini: gli Uberti. Scrivo ‘storica’ giacché i loro avi tenevano già vigna e cantina dal lontano 1793.
E’ dal recente 1978 che il patriarca Agostino, con l’aiuto non solo virtuale della Signora Eleonora, e le eredi (Nella foto) continua questa storia infinita che può apparire leggenda, tanto è il fascino che circonda alcune loro etichette di Franciacorta Docg.
Pur avendo percorso chilometri e chilometri tra le vigne di questa prolifica e fortunata terra, ho dovuto degustare in giro per i posti giusti gli splendidi vini, per tante stagioni delle mia vita, prima di osare, facendomi vivo con gli Uberti di oggi, per conoscere  più da vicino le valenze qualitative e organolettiche, specie delle bollicine, che in etichetta hanno nomi di leggiadra poesia come il Magnificentia, o il Comarì del Salem.
Ma l’etichetta della quale vi voglio parlare (un Franciacorta Docg, Non Dosato) che ho già degustato scrivendone le mie impressioni un anno fa circa, e che potete leggere aprendo questo limk: http://www.oifb.com/default_dettaglio.asp?idart=654 ), più che una scoperta, è rivelazione ulteriore, subita con più serenità, e anticipatrice di coinvolgenti emozioni olfatto-gustative che mi hanno riportato alla mente l’incontro che ebbi, sul finire degli anni ‘70, con un enologo che prestava la sua ‘arte’ per vinificare con successo un ‘Blanc de Blanc’, non dosato, di eccezionale appeal per i miei sensi, tutti. Si trattava di uno Champagne che era il prestigio della piccola Maison che produceva nelle sue vigne a Bouzy, solo 160.000 bottiglie.
L’enologo Dominique mi fece degustare più di qualche calice per convincermi che non era un abbaglio l’aver provato al primo impatto sensazioni nuove.
Tornando al nostro Franciacorta, un anno fa avevo già degustato Sublimis firmato Uberti, che in cuor mio avevo paragonato a quel calice malandrino che mi aveva fatto apprezzare ancora di più l’arte dei maestri di cantina della Champagne. Ora provo ancora a lasciarmi incantare da questo Franciacorta Docg 'Non Dosato' che utilizza Chardonany in purezza, e me ne rendo più conto che il primo approccio che mi aveva incuriosito oltre misura, è superato da questo occasionale rincontro.

Non so dire se è per l’ambiente troppo serioso che mi circonda, nel formale Test Center OIFB, al quale abbiamo invitato consumatori smaliziati, con elevato potere di spesa, abituati, quindi, a pasteggiare con celebri e celebrati cru, sia di grandi rossi o bianchi fermi, sia di bollicine nostrane o di fuori via.

Il Sublimis ci ha di fatto dimostrato che non dosare certe produzioni può significare far scoprire l’altra faccia di queste rarità enologiche.
In questo paradisiaco vino, la naturalità evidenzia la sostanza dando carattere e personalità che si lascia codificare dai sensi impegnati a decretare un ulteriore giudizio.

( Nelle immagini (sopra e in basso) sono riportati - in formato ridotto - i fac-simili degli attestati originali - nel formato 29,7 cm. x 42 - assegnati agli Uberti per Sublimis ed Enrico I )

Gli ospiti ammessi a degustare, non viziati né prevenuti, pur avendo i numeri per giudicare, e se è il caso anche bocciare o sminuire i giudizi degli altri, hanno paragonato questo calice di Sublimis ad etichette celebri ‘made in Champagne’.
I fortunati amici che si sono aggregati nella degustazione dimostrando sapere e une certa tecnica, in virtù del fatto che degustano spesso e non in occasioni sporadiche e festaiole, ma ogni volta che ne hanno voglia e costumanza, anche nei loro pranzi e cene delle ville o case ubicate in patrie diverse, da Costa Smeralda a Mentone, da Montecarlo ad altri splendidi luoghi della Costa Azzurra.
Se avevo già messo alla prova sensoriale del mio apparato olfatto-gustativo questo splendido ‘Non Dosato’, ora abbiamo tentato di esprimere un giudizio, quanto più franco e non corrotto da momentanee emozioni.
Che dire, allora, se non che ci siamo trovati di fronte ad una ‘personalità’ decisamente ‘asciutta’ quindi essenziale, che non cede ai fronzoli di scontate leziosità, salvo non accettare questo termine per dire ‘seducente’. E' seducente oltre che un po’ ‘pirata’ lo è, perché di sorpresa ha catturato le nostre latenti emozionalità, fino a farci decidere, quasi all’unanimità, per coniare nuove terminologie e raccontare l’anima vera di questo superbo Franciacorta Docg, non supportato dalla - spesso più che positiva - presenza del ‘liqueur d’expedition’ che ne modifica, però, la sua naturalità, tanto da definire un ‘Pas Dosé’ ( sia esso spumante Metodo Classico o Champagne ) un vero ‘Nature’.

Il mio amico californiano, Edward Lincoln, innamorato e conoscitore dei nostri grandi ‘spumanti’ e degli Champagne, mi suggerì, in una delle sue tante corrispondenze, che: "Una bottiglia di bollicine 'Nature' è come un bellissimo corpo di donna, dalle fattezze perfette, paradisiache e un po’ rare, osservate da un vero ammiratore della bellezza di Venere, il quale ( anche se con cavalleresca costumanza ) preferirebbe vederle 'nature' per apprezzarne, appunto, la ‘naturalità della sua vera essenza’. Non è identica cosa, infatti, come impressione e piacevolezza, se le forme sono coperte da vestiti anche se firmati e resi ricchi da preziosità stilistiche, e da pregiati tessuti al top."

Insomma, fuori da ogni scherzo dialettico, e marginali confronti, possiamo dire che Sublimis “Pas Dosé” - o Non Dosato - è decisamente una conferma che, insieme ad altre identiche realtà, la Franciacorta può vantare dei capolavori da far invidia al mondo enologico di altre contrade.

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Al momento della degustazione: vista, olfatto e gusto sono rimasti coinvolti positivamente. La vista, per il suo colore giallo paglierino, di un luminoso dorato,  piacevole anche per le sue appena accennate venature verdoline, e per le bollicine che ‘nascono’ in gran numero nel punto più estremo del restringimento del calice, e frementi salgono verso l’apice dove il piano del liquido si presenta costellato dalle risultanze estetiche di queste bollicine minute, continue e di rara perfezione.


L’olfatto si bea, intrigando i sensi preposti, che fruiscono delle due azioni: ‘inspirazione’ ed ‘espirazione’, per poter giudicare ed apprezzare, se ve ne sono i positivi stimoli, gli odori e gli aromi. Pur nella delicatezza (che non vuol dire di tenue livello) delle risultanze olfattive, si avverte un bouquet caratterizzato da una complessità e una ampiezza che fa emergere note fragranti, e sensazioni variegate che non si annullano ma si sommano tra loro, creando un plus di grandi positività che lasciano il segno.

 La prova gustativa si è realizzata con l’organismo dei degustatori in completo digiuno, per non essere messi in confusione. (Nell'immagine, l'identico giudizio di un anno fa per Sublimis, al suo primo apparire sulla nostra scena: 'Repetita Juvant')

Alcuni nostri degustatori, che non fanno parte dello staff tecnico di OIFB, pur non essendo dei professionisti di mestiere, sono resi ‘professionalmente severi’ dalle abitudini e dalle personali capacità sensoriali, consolidate nelle tante stagioni di bevitori esigenti e preparati, abituati anche a criticare e a respingere, anche solo a fronte di marginali ‘imperfezioni’. 
A proposito di Sublimis, la nota che più impressiona positivamente è questa sua ‘secchezza’, termine forse non adatto e criticabile dai burocrati della degustazione.
Al gusto, la sua pienezza e consistenza, è caratterizzata, appunto, dal deciso ‘carattere secco’ e dall’asciutto che non cede, ma si fa personalissimo carattere tanto da poter evidenziare le note sapide, facendo sfoggio di ottima struttura generale.
Il termine ‘nature’ non solo non ha condizionato i giudizi, anticipando magari venature di prevenzione, per via della mancanza di alcune risultanze gustative che si potrebbero modificare con l’aggiunta del ‘liquer d’expedition’.                                                          
Ne sentiremo delle belle da parte dei puristi ( veri o falsi ), ma uno dei nostri assidui degustatori, che partecipano ai giudizi riassuntivi, come Vanni Gipponi - un medico di lungo corso, di vita e di esperienze, anche cognitive del ‘bere alto’ - ha sussurrato, dopo il test di Sublimis: “Fantastico, veramente eccellente, per tutto, senza alcuna interferenza da sminuirne la classe: “Un secco, asciutto, ma ricco di coinvolgenti parametri sensoriali”…“Ora lo Champagne può anche attendere…”
Che dire oltre se non dare a Cesare, pardon, agli Uberti, quel che meritano, assegnandogli come Osservatorio Internazionale, i meritati riconoscimenti, oltre che per “Sublimis” per un altro Franciacorta Docg Extra Brut codificato in tichetta “Enrico I”

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Ci capiterà di sentirci ancora al prossimo Test con altre nuove sensazioni che avremo occasione d’incontrare nella nostra vita di navigatori del mondo Food & Beverage. 
Per ora rimaniamo in religiosa attesa di un altro fortunato, regale evento...o forse è chiedere troppo!?...
Accontentiamoci, felici,  per ciò che oggi la Cantina degli Uberti 'regala' alle emozioni degli esseri umani, soprattutto a quelli più esigenti e raffinati. 
Dimenticavano, ma non per strategia giornalistica, d'indicare i piatti ideali per un abbinamento corretto, o tale da gratificare il palato, ma anche rendere alle bollicine un meritato elogio per il riuscito matrimonio.
Sappiamo che molti, ignoranti e non smaliziati (ignoranti nel senso che ignorano le minime regole da rispettare) usano bere spumanti non dolci, abbinandoli al panettone o alla colomba pasquale, o a qualsiasi altro tipo di dolce, per un'abitudine consolidata.
Non mi meravigliai quando, in uno dei miei primi approcci allo Champagne, ebbi la fortuna di provare sul campo un abbinamento che sulle prime mi apparve insolito, giacché il menu prevedeva, oltre ad una sogliola grigliata, una 'Escalope de Foie Gras', un'abbondante razione di Camembert e di unprezioso Chaource.
Protagonista fu lo Champagne 'Vieux Millésime', un Premier Cru, creato da Thierry Blondel, con 10 anni di permenenza sui lieviti, servito sui 10° di temperatura,veramente Brut, nel senso non dosato, o forse poteva essere stato aggiunto un solo grammo di 'liqueur d'espedition, rispetto ai tradizionali 8 o 13 gr. che usano nei dosati a vario livello di 'dosatura'.
Non se ne abbiamo a male i perfezionisti del nostro suggerimento sapendo che,  un 'maestro' di queste cose, osannato come tale dal popolo, sentenziava che "con un determinato piatto ci vuole solo, e guai a non osservare esattamente il dictat: un tal vino, del tal produttore, di una tale annata...e non un altro vino". (Mammma li turchi!!! esclamai, nel sentir certe fole)
Non essendo 'bastian contrari' per mestiere, Sublimis, al di là che ogni occasione è sicuremente vincente, suggeriamo anche di abbinarlo a l'intero pasto, tanta è la sua adattabilità, visto lo 'stile', la 'classe', e soprattutto la disponibilità assoluta ad essere protagonista vincente con qualunque piatto...salvo stramberie gatronomiche, naturalmente. Se non avete la fortuna di avere disponibile questo 'cavallo di razza', ci sentiamo di suggerire che anche l'Extra Brut Enrico I, potrebbe essere della partita.
In ogni caso, fate conoscenza con le altre celebri etichette firmate Uberti, poiché un vecchio proverbio suggerisce: "Prima conosci e poi giudica". 
"Cin Cin!!!" ...comunque, per i fortunati.