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BIONDI SANTI E I SUOI VINI SBARCANO A PRAGA










Praga - Wine Day 2008 - Giovedì 20 novembre 2008 - 
 Hotel Boscolo Carlo IV, Praha 1

  In occasione della pubblicazione del nuovo catalogo 2008/2009 de La Fattoria, importatore dei vini della Biondi Santi SpA per la Repubblica Ceca, sarà organizzata una degustazione presso il Carlo IV di Praga, un magnifico edificio in stile neoclassico ubicato nel centro storico della città.




 Abbiamo scelto l'affascinante capitale ceca, dove permane ancora l'attrazione per il passato e il senso per il mistero, per riproporre in degustazione una vendemmia di ben trenta anni fa’: il Brunello di Montalcino 1979 Villa Poggio Salvi.

(Lo stemma dei Biondi Santi)











 Il primo Brunello prodotto a Villa Poggio Salvi da Pierluigi Tagliabue con la partecipazione del grande enologo francese Michel Langlois. Ottima annata, con primavera piovosa, estate asciutta e calda, inizio settembre mediamente piovoso, vendemmia asciutta.

La fraganza del legno antico, lo splendore dei marmi pregiati, i timpani in stile classico, l'elegante rifinitura e le decorazioni in stucco sono uno scenario suggestivo reso ancora più emozionante dai vini della Biondi Santi SpA.

Per la storica Tenuta Greppo Biondi Santi, l’azienda che alla fine del XIX secolo ha dato i natali al Brunello di Montalcino, presentiamo il pluripremiato (3 bicchieri 2009, 5 grappoli 2009, 5 bottiglie Espresso):
Brunello di Montalcino DOCG 2003 Annata

Per la moderna e dinamica Villa Poggio Salvi, dove dalla diversa esposizione dei vigneti si ottiene un Brunello di grande finezza nei suoi caratteri primari ed un pregiato ed antico Moscadello, saranno in degustazione, oltre al Brunello di Montalcino, i vini prodotti nella tenuta del Chianti, nei pressi del castello di Monteriggioni:
Brunello di Montalcino DOCG 2001 Annata
Caspagnolo Chianti Colli Senesi DOCG 2007
Lavischio IGT Toscana Merlot 2006
Tosco IGT Toscana 2006


(Nella foto, la celebre Tenuta Greppo, dove nascono i grandi cru Biondi Santi)

 IL PUNTO DI AQL

Vorrei esserci a Praga, che imparai a conoscere e ad amare già nei lontani anni dell'occupazione sovietica. Fu la città-tappa per il mio viaggio verso Kabul, in 'missione' culturale organizzatami dagli amici di Mosca, giacché solo con un volo delle linee cecoslovacche, per ordini superiori,  potevo raggiungere la capitale afghana. Allora, a Praga, mi dovevo accontentare delle splendide birre 'amaricate' come la Urquel, e di un passaggio allo storico locale praghese  ‘U Fleku’, in compagnia di Carolina, splendida amazzone di quella terra che avrei rivisitato più volte per 'missione' o per svago.

Il nome “Biondi Santi”, per il Brunello e per il vino italiano, è quasi come la firma di Leonardo, o di Michelangelo che lasciarono ai posteri capolavori inestimabili, come capolavori liquidi di grande razza sono i vini firmati   'BIONDI SANTI' ,  nelle due celebri Tenute.

Traggo dal mio volume-diario “A CENA CON ISIDORA” (che si può scaricare e leggere, dalla sezione di OIFB - AQ.Lazzari da scaricare) solo due o tre delle decine di pagine che parlano di Praga, e fanno comprendere come io ami quella città. Ecco perché vorrei poter essere a Praga - il 2o p.v. - per degustare un’emozionante razione del Brunello che in quell’occasione si stapperà. Mi accontenterò di sognare il brindisi in diretta.
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"Praga mi accoglie con civile, e velata aristocrazia, pur nel grigiore politico e comportamentale che invade le strade, le piazze e i pochi luoghi di evasione nei quali si beve un’ottima birra, e qualche calice di vino. Il locale che ci ospita, al piano terra di uno degli alberghi del centro, mi da l’idea di come qualunque spazio dove si beve birra può essere indicato come un ‘pub’ allo stile inglese, visto che da queste parti a dominare è la birra, in questo caso è soprattutto la ‘Pilsen Urquell'.
E’ questa la birra che preferisco e che la mia amica Karolina Nezdval, decanta più del Pinot Bianco che si produce nel comprensorio vitivinicolo di Litomerice. Vino, che a sentir lei aveva incantato una poetessa, scomparsa nei primi anni venti, e della quale lei si proclama discendente, oltre che dal punto di vista familiare anche da quello artistico.
Anziché poetare sui versi della presunta consanguinea, la bionda avvenente fanciulla boema, dagli occhi azzurri e dal colore della pelle che sembra un riverbero di polpa di pesca, ama intercalare i discorsi da innamorata della vita, con i versi sanguigni e scandalosamente utopici del georgiano Vladimir Vladimirovic Majakoskij.
Accarezzandomi la testa quasi a farmi intendere che mi rispetta, e che un po’ forse mi ama, con voce melodiosa declama: «Tu ed io/siamo compagni!/Andiamo, poeta,/a fissare lo sguardo,/ a cantare fra il grigio ciarpame del mondo./Io verserò il mio sole/ e tu il tuo/con i versi.»

Mi stima esageratamente per via delle numerose missive che le avevo inviato da Milano. Le aveva rilegate con cura con una copertina di color verde, che orgogliosa mi aveva mostrato considerando quelle missive pagine di ‘struggente poesia’. In realtà, forse un po’ barando, un po’ preso dalla sua plastica bellezza, avevo tracciato migliaia di righe in tono celebrativo dissertando sulla sua struttura fisica, e gliele avevo inviate per darle un po’ di fiducia nella vita. Suo padre era scomparso e non se ne seppe più nulla, si mormorava che fosse stato rapito e portato in Urss dal Kgb, essendo un prolifico studioso di balistica. Ma la vera storia non si saprà mai e lei ne subiva il ricordo con l’angoscia che il dubbio esasperava ancora di più. Ma lei non solo non odiava i sovietici anzi rimaneva affascinata dalla cultura e forse dall’aggressiva virilità di qualche ragazzo del Don.

Sono di passaggio a Praga, e il ‘caffè birreria’, a due passi dal Monumento di Piazza Venceslao, è per noi come un rifugio dalle presunte indiscrezioni che la polizia segreta senz’altro attua nei riguardi degli ‘stranieri’. Dal mio canto mi sento protetto, o meglio garantito, visto che i garanti della Novosti, da Mosca si erano attivati,attraverso l’ambasciata dell’Urss a Praga, per farmi avere un posto sul volo che le linee aeree cecoslovacche effettuano settimanalmente con l’Afghanistan.
A Praga avrei voluto visitare il più antico e forse il primo brewpub del mondo birrario, che aveva avuto origine, fin dal XV secolo, come locale di consumo e degustazione, contestuale alla fabbrica di birra.
Ma c’è da fare un po’ di strada visto che ‘U Fleku’, il nome storico della birreria, si trova nella via Kremenchova, a due passi dalla riva destra della Moldava. Sarebbe stato un viaggio nelle viscere della storica bevanda, anche perché in questo luogo, si degustano birre introvabili, almeno per ora, dalle nostre parti dove la birra boema è degnamente rappresentata soprattutto dalla Pilsner Urquell.

Ma il fascino di Praga, oltre alle sue bellezze, ora un po’ stinte per via dell’occupazione sovietica, che dopo la rivolta dei praghesi si fa sentire ancora di più, c’è la storia passata che si respira, e con la fantasia, se collabori con essa, si possono scoprire i fantasmi del passato glorioso.
Questa città vide le gesta e gli atti, oltre che l’esoterica follia di Rodolfo II, che nel chiuso del Castello che dalla collina domina tutta Praga, si cimentò in ricerche di vari natura, circondato da studiosi eminenti come il danese Tyge (Tycho) Brahe, e lo stesso Klepero, ma anche il milanese Giuseppe Arcimboldi che ritrasse Rodolfo II nell’allegoria dell’autunno, una specie di catalogo per immagini di prodotti ortofrutticoli, anche esotici.

Avrei voluto visitare anche solo di sfuggita l’antro della follia che segnò la fine dell’imperatore, spogliato in parte del suo potere e molto dei suoi domini. Ma non c’è tempo per queste mie non segrete passioni visto che Karolina sapeva del mio amore oltre che per Praga e la sua storia, per la bevanda che proprio in Boemia trova materia prima importante come il luppolo che fa della ‘Pilsner Urquell’ la bevanda, almeno per me, tra le più deliziose per l’amaritudine apportata da questo rampicante che contiene anche tannino che facilità la ‘purificazione’ della birra.
Per non indisporla mi accontento di sorbire il quinto boccale di Pilsner, in quel caffè-birreria, forse meno glorioso di ‘U Fleku’, e di ascoltarla in silenzio mentre mi parla dei suoi sogni. Sarebbe voluta fuggire da Praga, che nonostante tutto amava, forse più della sua stessa vita. Vuole conoscere altre contrade, altri popoli. Si sente prigioniera come un canarino in gabbia, visto che anche lei, come l’australe augello, è in quella ‘gabbia’ invisibile fin dalla tenera età.
Se un giorno questa regione si libererà dal gioco imposto dalla partita politica che governa il mondo, forse la porterò a conoscere l’altra faccia di questo pianeta, e faremo insieme una gita in gondola sul Canal Grande. Sogna soprattutto di vedere l’Italia, Firenze, Roma, Venezia, e tutto quello che sull’Italia aveva sentito narrare da suo nonno paterno. 
Un incontro non programmato, quello con Karolina, alle prime ore del giorno seguente in un solare mese di giugno del 1971, partirò per Kabul, che desidero visitare se non altro per il fascino che mi intrigava, per il ricordo delle letture di decine di volumi che descrivevano, spesso contraddicendosi, i viaggi di Marco Polo.”

Il link per ‘scaricare’  “A CENA CON ISIDORA” (http://www.oifb.com/oifb/index.php?option=com_docman&task=cat_view&gid=190&Itemid=270

Auguri dunque per BIONDI SANTI, per un successo ancora più grande dei grandi meriti, da parte della Redazione OIFB.