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FERRARI MAXIMUM BRUT SBOCCATURA 2007

Non so se Mauro Lunelli, artefice di alcuni 'capolavori' vinali firmati Ferrari, rispolverando con maestria ciò che il celebre ‘Giulio’ aveva già in parte realizzato,  in fatto di Brut, abbia deciso d’incantare gli amanti, acculturati ed esigenti consumatori che preferiscono, alle paradisiache bollicine che incantano anche gli dei del Parnaso, anche questa etichetta firmata Ferrari, scatenatrice di sensazioni 'pure'.

Quindi non bollicine esclusive o per cerimonie e suggestioni più vicine al soprannaturale. Una razione di bollicine che, interpretando lo stile che è proprio dello Chardonnay vinificato in purezza e non imparentato con il miracolo del liqueur d'expédition, assume un carattere esclusivo, personale, non gravato da oniriche esaltazioni, ma di facile interpretazione che piace e forse fa discutere tra i degustatori di queste opere dell’uomo vignaiolo e cantiniere.


Diciamo subito che Ferrari  Maximum Brut non vuole confrontarsi né con il Perlé, e tantomeno con il regale Giulio Ferrari, ma solo dimostrare che uno spumante ‘secco’ può avere identiche gratificazioni sensoriali senza dover scomodare elegie come quelle che si sposavano sovente al simposio degli aristocratici di Atene e di Roma.

D’altronde, ancora oggi, spesso leggiamo, in alcune cronache, riferite a degustazioni di vini o cibi, vocaboli che esagerando nel numero e soprattutto nelle valutazioni, diventano esageratamente poco credibili e non pertinenti con il ruolo che il vino, gli spumanti nostrani o lo Champagne rappresentano nel variegato scenario dei consumatori internazionali, soprattutto esigenti.
Non cederemo, dunque, al facile entusiasmo nel degustare questa particolare edizione di un Brut Trentino, che ci costringerebbe a formulare giudizi affrettati e la descrizione minuta delle varie sensazioni recepite dai tre sensi impegnati.

Ci è capitato recentemente di leggere alcuni giudizi con almeno una ventina di sensazioni olfattive gustative che mi hanno fatto tornare in mente i ‘sentori di coda di volpe bagnata’ che un eminente ‘maestro’ aveva suggerito tra le tante impressioni olfatto gustative.
Si può esagerare per passione, per convinta amicalità, per un senso di stima oltre il normale descrivendo i valori di uomini, specie se ‘creatori’ di straordinari eventi, ma non certo per un vino, per una birra o per una costata di Chianina.
Conoscendo il valore dell’accoppiata Ferrari-Lunelli, che, finalmente, anche l’universo dei grandi giudici ne riconosce alcuni primati da ‘campioni del mondo’, non facciamo fatica ad emettere giudizi, questa volta scevri da ogni opulenza verbale, limitandoci a descrivere gli elementi che ci hanno convinto che può essere importante e decisivo anche un Ferrari, normale’, nel senso non unico né raro, né favorito da generosi interventi della natura, ma semplicemente frutto di ‘preziose’ uve Chardonnay che in Trentino hanno trovato patria ideale per dare grandi vini.

L’uomo cantiniere, o il responsabile, del tocco finale, si è limitato a far esprimere il massimo, senza l’aggiunta del provvidenziale, ed anche apprezzato e necessario, in molti casi, del ‘liqueur d'expédition’.
Quindi uno spumante coi fiocchi, senza quelle peculiarità rare (non certo occasionali) che possono aggiungere fama e prestigio se governati con la stessa bravura ed esperienza dei ‘maghi’ che hanno fatto, per qualche secolo, la fortuna di celebri e celebrate Maison de Champagne.

Già la parola Maximum, che non è ostentazione gratuita, ma semplicemente una codificazione che suggerisce trattarsi di un Brut…che più Brut di così sarebbe difficile creare.
Volutamente uno spumante secco, con la virtuale vivacità di una quasi personale acidità, vestita, però, da  sensazioni aromatiche e di fragranza che ne arricchiscono il quadro gustativo che è carta d’identità.                       
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Possiamo dire che naso e palato sono chiamati ad evidenziare quelle che sono le caratteristiche che fanno del Ferrari Maximum Brut, che pur non saccheggiando il portafoglio di chi decide di fare un salto in Enoteca o al piano bar per godersi un calice di bollicine, scopre o la riconferma che si tratta di uno spumante dalla personalità maschia, ma ricco di emozioni, dall’originale personalità.
Si può anche dire che parte del merito deve essere riconosciuta alla vinificazione in solitaria di uno splendido e ‘ricco’ Chardonnay. Del Trentino…s’intende.
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IL PUNTO DI AQL
Non avrei voluto, per questa volta, dire la mia, per non far credere che sotto sotto dissento, pur rimanendo muto, su ciò che da parte di qualcuno non è stato condiviso ( almeno apertamente ) il giudizio finale. Alcuni ‘affiliati-amici’, esperti anche loro, partecipano ad alcune nostre sedute ( anche se non fanno parte in servizio permanente effettivo del ‘gruppo’ dell’Oifb Test Center ) per degustare il liquido protagonista del test, per poi  giudicare e scriverne o parlarne. Questi 'affiliati', tuttavia, sono consumatori acculturati e di elevato potere d'acquisto, che si dilettano a dire la loro sulle ultime etichette da loro acquistate o degustate magari in un Wine Bar, o in un ristorante, contestualmente al consumo di un pasto, durante il quale il vino rivestiva un ruolo importante.
Uno del gruppo, reduce da un’incontro con un Blanc de Blanc di una celebre Maison, indicato come un extrabrut, che tuttavia aveva, secondo lui, risvolti aromatici di eccezionale complessità, oltre ad altre preziosità che suggerivano un’ampiezza aromatica individuata sia nella prova olfattiva sia nel palato con note non decisamente rivelatrici di ‘secco’ o Brut, né tantomeno Extrabrut. Aveva, secondo lui, dei punti in più rispetto al protagonista della nostra degustazione. Tutto questo serviva forse a limitare gli entusiasmi espressi dalla maggior parte dei partecipanti. Qualcuno mi suggerì, in ‘camera caritatis’, che a scatenare l’esibizione del collega-amico era stato il mio personale giudizio, più che positivo, su questo Maximum Brut. Rivelati i dati precisi o quasi di quella etichetta, compresi che si trattava di una Blanc de Blanc ottenuto da un azzeccato blend 100% di premier cru di Chardonnay di diverse annate. Si trattava quindi di ben altra cosa, infatti lo aveva acquistato in enoteca, pagandolo circa 69 €. Un prezzo almeno quattro volte superiore a quello di Ferrari Maximum Brut. Era come paragonare un auto sportiva, da 80.000 €, circa, ad un'ottima berlina con un prezzo di 18-20.000 €.
(Nella foto, Mauro Lunelli osserva un grappolo di  Chardonnay, quasi pronto per la Vendemmia)
Conoscendo la qualità delle uve di Chardonnay, utilizzate dai Lunelli per ottenere come sempre spumanti con differente valenza qualitativa, e relativo valore e quindi prezzo sul mercato, non potevo più limitarmi, come un tempo avevo fatto, ad etichettare le loro etichette di bollicine come  ‘buoni od ottimi spumanti’, senza dare a ‘Cesare quel che è di Cesare’, con riferimento al Ferrari Perlè, e al Giulio Ferrari considerato un candidato ad essere anche primo, e non sempre ‘interpares’. In queste ultime stagioni, ad esempio, il Giulio Ferrari ha vinto e stravinto in competizioni internazionali, battendo anche bollicine preziose, celebri e celebrate, dei  ‘signori’ e ‘principi’ della terra di Champagne. 
Alla fine del test, e dopo il responso più che positivo espresso dagli otto decimi dei partecipanti, ho avuto la riconferma che non è facile avere giudizi uniformi quando si scontrano abitudini, gusti personali, e in parte una certa ‘insipienza’ di alcuni. Cosa più grave è l'atteggiamento da ‘bastian contrario’ che rivela un esibizionismo da osteria, quando si è soli ad essere contro tutta una maggioranza, specie se acculturata, tanto per far vedere di essere ‘contro’…per darsi delle arie.

Pur conoscendolo da un po’ di tempo, il Ferrari Maximum Brut, in questa prova, ha rinsaldato la convinzione sull’esattezza del mio giudizio, ma mi ha ancora meravigliato. Sono stato da tempo convinto che oltre ad essere un prodotto qualitativamente valido, ha, almeno credo, il miglior rapporto qualità prezzo. Dimostrazione che non tutto e ‘riservato a pochi’ o 'troppo caro' perché raro e introvabile. Oltre al Ferrari Brut che ormai è ricercato sui display della Grande Distribuzione, riservato quindi al consumatore finale, con Maximum Brut i Lunelli propongono un ottimo Brut ottenuto vinificando in purezza uve di elevata qualità prodotte dalle vigne situate sugli alti profili del Trentino…patria dello Chardonnay, in Italia.
Ma sappiamo anche che non basta avere una materia prima di buona od ottima qualità, giacché è sempre l’uomo che deve aiutare la natura a dare il meglio, o anche il massimo: Ferrari Perlé e Giulio Ferrari…insegnano.
Mi sento, dopo questo test, di brindare con un Maximum Brut sentendomi gratificato soprattutto per la sua 'personalità' espressa, appunto, al 'Maximum'.

NOTA RIASSUNTIVA:
Nei grafici abbiamo redatto solo un giudizio indicativo delle note più evidenti, senza vestirle di aggettivi, assegnando un punteggio rappresentato dal numero dei simboli del Sole D’Oro.
I cinque Soli d'Oro assegnati come giudizio complessivo al Ferrari Maximum Brut è un voto ben meritato, e non ci sentiamo di essere stati troppo generosi.

I GIUDIZI ESPRESSI CON IL SIMBOLO DEL 'SOLE D'ORO'

ASPETTO: 5 SOLI D'ORO
Elementi presi in esame:
-  Finezza della spuma
-  Perlage ed effetto d'insieme
-  Costanza e cadenza delle bollicine

OLFATTO: 4 SOLI D'ORO

- Delicata nota erbacea
- Sentore fresco di mela
- Tenue evidenza di lieviti


SENSAZIONI GUSTATIVE: 5 SOLI D'ORO
E' in questa fase che rivela i suoi numeri
- Viva acidità
- Delicati aromi cedrini
- Fragranza con risvolti netti e puliti
- La codificazione 'Maximum Brut' è giustificata
   dall'insieme delle componenti acide e fresche...
...un Metodo Classico vincente, da vero BRUT

GIUDIZIO COMPLESSIVO: 5 SOLI D'ORO