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A PROPOSITO DI CAMPAGNE PRO E CONTRO IL BERE

Dove vanno i consumi che riguardano il comparto Vino, birra e alcolici in generale, a vario livello di gradazione, che si devono confrontare con campagne di stampa, anche ufficiali, che inviano messaggi tagliati con l’accetta anziché cesellare ogni singolo punto che riguarda, in generale il consumo normale da parte di responsabili consumatori che sanno quel che fanno, pertanto consumano quantità e qualità senza esagerare, naturalmente, perché nel vino cercano la gratificazione sensoriale e non un modo di evadere dalle tristi realtà che ci circondano.
Si rimane male a sentire i disastri che avvengono sulle strade non solo di casa nostra, per colpa di beoni, che considero, e li ho sempre considerati, partner non affidabili, né tantomeno d’immagine, di là dei fatturati, spesso anche buoni o alti, che collaborano a realizzare. Questi sono dei poveri ‘sciagurati’ nel senso che non avendo giudizio, né avuta un’educazione 'ad hoc', non riescono a misurarsi con i vari tipi di bevande alcoliche a vari livelli di gradi e gratificazioni sensoriali e quindi di soddisfazione delle voglie ma anche per realizzare appieno un certo stile di vita.
Sul fronte opposto ci sono quelli che si dannano l’anima a creare gruppi e movimenti che si interessano di divulgare le qualità benefiche e salutistiche ad esempio del vino, e spesso anche di altre bevande e alimenti, che sono, in alcuni casi, pura esagerazione, creando non poca confusione nel consumatore impreparato a giudicare il vero dal falso o dall’esagerato.
Sulle orme della frase fatta: “Una mela al giorno leva il medico di torno”, con la quale molti si sono sentiti autorizzati a creare terapie immaginifiche – se ne sentono ripetere da troppo tempo alcune riferite al vino come, ad esempio: “Un bicchiere di rosso al giorno….”. Se fossero vere tutte le opportunità offerte al nostro organismo, per risolvere alcuni mali fisici, come di seguito abbiamo tratto da un volume di terapia naturale, non dovremo ricorrere più a farmaci né a dottori.
Questo si legge rimanendone disorientati: “La ricerca intorno alle proprietà salutistiche della mela è tuttora in corso, e sono frequentemente rese note nuove ipotesi sulla sua utilità negli ambiti più disparati (prevenzione dei tumori, supporto alle diete dimagranti, cosmesi ecc.). La mela è diuretica e favorisce l’eliminazione degli acidi urici, inoltre è antidiarroica e lassativa e aiuta l’organismo a depurarsi da tutte le scorie tossiche. Inoltre abbassa i livelli di colesterolo e di zucchero nel sangue (è, infatti, consigliata ai diabetici), e decongestiona il fegato affaticato. Infine il consumo regolare di mele migliora il decorso della gastrite e dell’ulcera, ed è molto utile anche in caso di colite. In virtù di queste sue proprietà la mela è raccomandata come alimento base per cure depurative, fondate unicamente sul consumo abbondante di questo frutto. Di concerto con il proprio medico, si può decidere di "digiunare" a base di mele per periodi da un giorno a 1-2 settimane, per favorire il decorso di una malattia o semplicemente per riequilibrare l’organismo affaticato.”.
Non me la sento di denigrare o ritenere falso quanto sopra, ma da discreto ‘mangiatore di mele’ da oltre mezzo secolo, anche in virtù di un podere di mio fratello dove sono coltivate da tanti decenni, alcune centinaia di piante di ben dieci varietà di mele, non mi risulta che in famiglia, nonostante ne consumino una quantità ‘esagerata’, siano esenti da alcune di queste affezioni elencate sopra.
Tutto questo per dire che non bisogna esagerare nell’etichettare, per ogni alimento o bevanda (come il vino, l’olio di oliva, i cereali, e ogni altro prodotto della terra), come potenziali ‘farmaci’ per stare in salute…comunque.
E’ vero che un olio di Oliva Extravergine, di buona qualità, ma soprattutto naturale nel senso che ha mantenuto alcune caratteristiche di partenza utili al nostro organismo, può essere indicato per fare 'stare in forma’ alcuni elementi utili alla salute. E' vero, anche, che un calice di vino (bianco o rosso) può dare tono al nostro organismo e gratificare l’apparato sensoriale e il gusto, se bevuto al momento opportuno e soprattutto senza esagerare con i bicchieri, specie fuori pasto. Purtroppo, e qui desidero parlare, come colui che primo in Italia organizzò per il Comune e Provincia di Milano (1977) il più grande Centro di Educazione Alimentare, trattando (con la collaborazione di eminenti studiosi - oltre 60 ne furono invitati nel corso delle 50 sedute) vari argomenti di natura tecnico-scientifica con riferimento agli alimenti e alle bevande spiegando la loro composizione, le caratteristiche nutrizionali, ecc. Alcuni interventi erano riferiti alle caratteristiche organolettico-sensoriali che attengono al gusto e agli altri sensi che l’essere umano mette in campo, quando consuma, mangia o degusta, un alimento che fa parte della sua ‘dieta’ quotidiana o una bevanda qualsiasi.

Il compito principale era di educare a scegliere e a comprendere gli alimenti che compongono la razione necessaria ad ogni pasto per un individuo normale. Evidenziando anche i pro e i contro con riferimento a singole patologie riguardanti gli apparati o sistemi specifici dell'organismo.
Educare, ad esempio, su come e quando consumare e soprattutto in che quantità, specie con riferimento a bevande alcoliche, ma non solo.
Insegnare a degustare un cibo o una data bevanda, anche oltre l’abituale razione quotidiana, suddivisa in tre momenti della giornata, razione che deve rispondere alle personali necessità, in relazione al dispendio energetico (calorie assunte e consumate) soddisfacendo le personali preferenze con un occhio attento nella scelta dei componenti della razione o dieta.

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Ora vanno di moda dei menagramo che al primo incidente causato da un irresponsabile automobilista attaccano i consumi di bevande (vino, birra, e alcolici in generale) come responsabili di ogni catastrofe stradale. Non si chiedono costoro se non sarebbe stato più utile e redditizio prevenire, educando i giovani a discernere e acquisire anche l’arte del bere e del consumare determinate bevande, spingendoli ad apprezzarle, rispettandole, per rispettare la propria salute, specie se bevute in modica quantità e nei momenti della giornata non vincolati, quindi, alla necessità di non essere neanche minimamente ‘euforici’. Avete mai sentito di un vero cultore, o attento degustatore del vino o della birra, del Cognac o di qualunque altro distillato, farsi prendere in castagna da un’ubriacatura tale da pregiudicare la propria e l’altrui incolumità?

E’ vero che esistono incoscienti trangugiatori di calici, magari in quantità eccessiva, di qualunque bevanda a base alcolica, che dovrebbero essere puniti per questa malefatta di partenza. Altro conto è incappare in un controllo sul livello alcolimetrico se si è bevuto in modo intelligente e nella quantità e qualità giusta, da non recare modificazione alcuna al proprio comportamento nella guida di un’auto o altro mezzo, e vedersi penalizzati per qualche tacca in più dello strumento utilizzato nel controllo. Per avvalorare questa ipotesi mi sono sottoposto di recente come ‘volontario’ alla prova alcolimetrica dopo aver bevuto una prima volta solo poco più di un calice di vino rosso con gradazione 12,5. Il risultato è stato tale da ritenermi un pericolo, avendo superato di molto il limite consentito dalla burocrazia codificata. Una seconda volta, si è ripetuto il superamento del limite anche solo per avare degustato, due sorsi di un vino bianco di 13°. “Mamma li turchi!” – dissi tra me e me, pensando (mentre idealmente chiedevo scusa al premier turco Erdogan, per la battuta diventata in Italia un modo di dire che risale al periodo dell'arrivo dei mori in Sicilia) che forse non avrei più potuto partecipare a degustazioni professionali di vini, di birra o di qualunque altra bevanda alcolica, salvo non farmi a piedi, il tragitto per tornarmene a casa o in studio o prendendo un autista ‘astemio’ al mio servizio.
Che il problema esiste, lo conferma quanto sta scritto in una relazione ufficiale, che di seguito riprendo, da una pagina Web. Si tratta di una ricerca eseguita dall’Asl di Rimini e una sezione della Polizia stradale della stessa zona, per avere un’idea, e può valere come esempio, di come è attuata la ‘caccia’ (giusta, specie se corretta e severa) agli automobilisti ‘crapuloni’ o incoscienti che si mettono al volante, specie di sera o di notte, dopo aver assunto, in modo esagerato, una quantità di alcol, o sostanze stupefacenti tali da compromettere la propria attitudine alla guida diventando un pericolo ‘viaggiante’ per la propria e altrui incolumità.


 

Prendiamo il caso dell’assunzione di alcool.
“Nei due anni esaminati gli accertamenti sono stati 3.870, di cui 1.967 nel 1997 e 1.903 nel 1998; più numerosi nei mesi estivi, da giugno ad agosto, soprattutto a causa del maggior flusso di autovetture di turisti circolanti sulle strade riminesi. Sono considerati positivi gli automobilisti che, sottoposti alla prova con l’alcolimetro, superano o sono pari alla soglia del 0,8 grammi di alcol per litro di sangue. In due anni, su 3.870 persone controllate, 1.427 (pari al 36,9%) avevano il valore del tasso alcolemico al di sopra dei limiti stabiliti dalla legge. Il dato diviene ancora più rilevante se si considera che il tasso alcolemico medio nei due anni considerati era 1,44, cioè quasi il doppio del limite minimo stabilito per legge.
Sul totale dei controllati, la percentuale dei positivi era del 32,7% nel 1997 e del 40,9% nel 1998. Se si confrontano le denunce per guida in stato di ebbrezza, effettuate nelle diverse province dell’Emilia Romagna, la provincia di Rimini, nel 1998, presenta una percentuale di infrazioni superiore del 132% rispetto a Bologna e del 63% rispetto a Forlì.
I valori sono spiegabili attraverso due fattori: a) il territorio di Rimini risulta fortemente caratterizzato da un "nomadismo" turistico, molti dei soggetti fermati e denunciati proveniva da fuori della provincia di Rimini; b) la particolare sensibilità della Polizia Stradale della provincia di Rimini a rilevare le infrazioni connesse con l’abuso di alcol e droghe alla guida.
La maggior parte dei positivi (47,4%) era in stato di ebbrezza, cioè presentava una quantità di alcol da 1,01 a 1,5, corrispondente a cinque lattine di birra o più di cinque bicchieri di vino. Questi soggetti non sono più in grado di guidare correttamente, molti hanno già difficoltà nel rendersi conto della misura della velocità o della posizione del veicolo. La probabilità di incidente, con queste dosi di alcol, salgono a 50 volte in più rispetto ad un soggetto che ha un tasso dello 0,5.
Una quota molto elevata di soggetti ad altissimo rischio per la salute e per gli incidenti stradali è rappresentato dagli "ubriachi", il 37,8% del totale dei positivi. Tra questi il 26,1% aveva un tasso alcolemico pari a 1,51-2,0; per aver raggiunto tali valori hanno dovuto bere almeno 8-10 birre oppure più di un litro di vino. Un altro 11,7% si trova ai "limite dei limiti", tra 2,01 e 4,00, in una situazione di ubriachezza grave, tanto grave da comportare un elevato rischio non solo per la guida ma per la salute in generale, dato che l’ingestione di simili quantità può portare a perdita di coscienza e, per alcolemie uguali o superiori a 4,00, a coma. I denunciati sono mediamente più giovani rispetto alle tendenze registrate sul territorio nazionale. Le differenze sono più sostanziali tra le classi di età 23-27 anni (29,3% a Rimini contro un 22,3% sul territorio nazionale) e tra 28-32 anni (27,3% a Rimini contro un 18,1% sul territorio nazionale). Le ragioni di questa differenza sono da collegare alla specificità del contesto riminese, ricco di offerte di svago per il tempo libero, locali da ballo e spazi che attraggono i giovani di quasi tutto il territorio nazionale.
Interessante anche il luogo di provenienza degli automobilisti che guidavano in stato di ebbrezza. Sostanzialmente hanno dichiarato di provenire da tre luoghi:
- locali da ballo o discoteche, con il 49,8% dei casi;
- bar o pub (27,0%);
- ristoranti (12,4%).
La maggior parte degli automobilisti denunciati proviene da fuori della provincia di Rimini. Più esattamente il 46% è residente nella provincia di Rimini, gli alti provengono da zone adiacenti (27%) o da fuori regione (31%).
Gli automobilisti in stato di ebbrezza circolano soprattutto tra le 3 e le 5 del mattino (69%); quelli sotto i 25 anni si concentrano nelle notti del venerdì e sabato, mentre quelli sopra i 36 anni si distribuiscono uniformemente durante la settimana, ma tendono a prediligere la domenica sera.
L’entità di questo fenomeno, nel nostro territorio, tende ad avere un andamento tipicamente stagionale: da marzo ad agosto vi è un progressivo aumento dei soggetti positivi, fino al picco del mese di agosto, da imputare al flusso turistico. A settembre, in concomitanza con la fine della stagione estiva, il fenomeno crolla del 48%”.
'Arimamma li turchi' un’altra volta, mi son detto, leggendo quanto sopra, e altre decine e decine di pagine sul tema. Possibile che non ci sia un modo di educare per prevenire, piuttosto che assistere alla cronaca delle cacce serali o notturne, messe in campo, pardon: in strada, per beccare in fallo qualche sprovveduto bevitore della sera?
“Prevenire è meglio che reprimere”. Di questa frase sono pieni millanta e millanta fogli che propagandano questa massima, ma in realtà ben poco si fa, almeno credo. Intanto il prezzo del vino, stando alle stime e proteste degli imbottigliatori, dovrebbe aumentare e di molto, a causa della scarsità della produzione di uve, nell’ultima vendemmia. (Leggere il servizio a proposito di questa ‘avarizia’ delle vigne italiche).
Si mormora in giro che saranno in crisi, in futuro, proprio i vini che hanno un prezzo medio, e quindi di qualità buona ma non eccezionale come potrebbe essere quella dei cru e delle grandi etichette, ma comunque con un buon rapporto qualità/prezzo. Facendo una scappata in alcuni centri della Grande Distribuzione i prezzi, per ora, sono ancora abbordabili, anzi spesso si trovano bottiglie di un onesto vino (Doc e anche Docg), proposte come offerta a 2 euro circa, e alcune anche a 1,50.
I consumi del vino, e in generale delle bevande alcoliche, nell’Horeca, secondo i dati recenti del Consorzio Distributori Alimentari (CDA) c’è una certa ripresa dopo un periodo di stagnazione, nonostante che gli italiani, secondo l’Istat, sono sempre più poveri (tocchiamo ferro per il prossimo futuro).

Certamente il vino si trova a dover competere, specie per alcune fasce di età dei consumatori, con altre bevande a base alcool come gli energy drink che hanno registrato un aumento del 25%, e gli aperitivi alcolici hanno segnato un +23,7%. Insomma il vino non è più la sola, calda, economica bevanda degli italiani, di tutte le età (maggiorenni naturalmente), si trova a competere con le novità proposte sul mercato.

Alla prossima puntata per leggere altre novità o ‘cose già lette e rilette’, nella speranza che nel frattempo non mi venga in mente di ‘ingollare’ un goccio di vino o birra…sul far della sera.